TUTTE LE NOTIZIE

Luoghi da visitare a Napoli: la vera storia di Palazzo Penne

Luoghi da visitare a Napoli: la vera storia di Palazzo Penne

Una città non finisci mai di scoprirla, anche se ci vivi da quando sei nata! È proprio quello che è capitato a me qualche settimana fa. 

Mi trovavo a passeggiare a Napoli, la mia città, lungo via Monteoliveto, quando ho poi deciso di percorrere la salita di Santa Maria la Nova (dove si trova l’omonima chiesa, identificata come luogo di sepoltura del Conte Dracula) e di addentrarmi nella via Banchi Nuovi. 

In queste strette vie e vicarielli di una Napoli da vivere, ci sono esercizi commerciali di frutta e verdura, panettieri e antichi mestieri ormai poco noti a chi preferisce muoversi sulle vie principali della città partenopea. 

Cosa vedere a Napoli in un giorno

E proprio mentre acquistavo frutta e verdura da uno dei commercianti della zona, il mio sguardo è stato attirato su un edificio antico, che spicca tra gli altri. Un palazzetto chiuso e abbandonato, risalente sicuramente al 1400 per la sua facciata a bugnato e in piperno, un piccolo gioiello architettonico abbandonato all’incuria e allo scorrere dei secoli. Dovrebbe proprio rientrare tra i luoghi da vedere a Napoli.

Non ho potuto fare a meno di fotografarlo e di immortalare quello che poi ho scoperto essere un altro dei luoghi di una Napoli esoterica, infestata di spiriti, non sempre benevoli. 

Eh già, perché questo palazzo schiacciato tra due costruzioni più moderne e ancora più malandate, altro non è che Palazzo Penne, meglio noto a chi vive da queste parti come il Palazzo del Diavolo.

Luoghi da visitare a Napoli: la vera storia di Palazzo Penne
Portone originale di Palazzo Penne

E come potevo non indagare e saperne di più su questa oscura leggenda che domina su quell’edificio maledetto? 

Palazzo Penne abitato dal Diavolo

Chiedendo agli stessi commercianti della zona e facendo alcune ricerche su libri di cultura partenopea, ho scoperto la storia di questo luogo. 

A colpirmi è stata l’entrata con portone originale in marmo bianco, attraversato da una fascia recante una iscrizione antica. Sono i versi in latino dell’epigrammista Marziale

qui ducis bulyus nec aspicis ista libenter omnibus invideas invide nemo tibi…

( Tu che fai delle smorfie, e non la faccia e non guardi volentieri questo (palazzo) o invidioso, invidia pure tutti, nessuno invidia te), un  buon augurio a chi entra e un amuleto linguistico contro l’invidia e contro il malocchio. 

Perché? A chi e a cosa si riferisce questa provocazione? Nasconde forse una storia oscura?

E infatti, così è! Il palazzo del Diavolo fu costruito nel 1406, in pieno Umanesimo, secondo il progetto di Baboccio da Piperno per Antonio de Penna, il segretario del re Ladislao Durazzo. 

Il palazzo, dopo oscure vicissitudini fu rilevato nel 1800 dall’abate Teodoro Monticelli, studioso di geologia e vulcanologia. E fu trasformato in un museo mineralogico e una biblioteca. Poi, avrebbe dovuto essere sede dell’Università l’Orientale di Napoli, ma i restauri degli interni (inaccessibili al curioso) non sono mai partiti. 

Forse la ragione è sempre legata alla sua maledizione? Chissà…

Questo palazzo ospitava 16 scuderie per 40 cavalli e 6 carrozze. Il suo interno aveva un cortile e un giardino con una scala a chiocciola che conduceva nel sottostante livello con le sue cantine che davano sui gradini di Santa Barbara. Insomma, una piccola reggia, oggi soffocata tra le case del 900. Un palazzo di lusso, che faceva gola a tutta la città di Napoli.

La leggenda del Palazzo Penne

E allora perché faceva, e ancora fa, tanta paura a chi lo nominava? Narra la leggenda nota alle cronache che il nobile Giovanni de Penne, funzionario della casa d’Angiò, giunto a Napoli insieme ai francesi, si innamorò follemente di una giovane donna napoletana. L’uomo era disposto a qualunque follia pur di averla. E la donna lo girò a piacere suo, dicendo al de Penne che lo avrebbe sposato solo se fosse riuscito a costruire un palazzo pari alla sua bellezza in una sola notte.

Una impresa impossibile da realizzare. E a questo punto entrarono in gioco le forze del male. Ebbene, per amore Giovanni de Penne strinse un patto con il diavolo, che in cambio chiese la sua anima. L’accordo fu suggellato con il sangue del de Penne, che con furbizia (o stoltezza) aggiunse una clausola finale: il palazzo sarebbe stato edificato in una notte sola, ma nel cortile avrebbe sparso uno strato di grano ed il diavolo li avrebbe dovuti raccogliere tutti. E così fu. Eppure, mancavano sempre all’appello cinque chicchi di grano. Che fine avevano fatto?

Giovanni de Penne li aveva impastati con la pece e così i chicchi erano rimasti attaccati alle dita del demone. E mentre questo reclamava l’anima del de Penne, che credeva di aver fregato la creatura diabolica, sprofondò nel pavimento del palazzo e vi abitò per sempre. E in effetti, la storia mette i brividi se pensiamo alla sorte sfortunata di questo edificio, al quale nessuno, nemmeno la chiesa e le istituzioni osano avvicinarsi. 

Tra l’altro questo palazzo portò sfortuna a tutti i suoi possessori, il più celebre dei quali Marco Antonio Capano si indebitò per ludopatia fino a perderlo… il male continua a imperversare su questo edificio. 

Ancora oggi, gli abitanti e commercianti della zona rispondono alle domande sul palazzo del diavolo facendo il segno della croce o uno scaramantico gesto. 

Come dire…non è vero ma ci credo! 

Follow:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza i cookie tecnici, per le statistiche, di terze parti e di profilazione. Puoi avere i dettagli visitando l’informativa estesa sui cookie

Informativa estesa cookie
Informativa Privacy.