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I Maak, una band dal sound in lotta tra il bene e il male

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TORINO- In un panorama musicale fatto di tante melodie assordanti e poche voci in grado di educare, emergono prepotentemente i Maak, una band che nasce in terra piemontese per iniziativa di Michele Macchiarella, in arte Mac, che fa della musica uno stile di vita e una vox animi, capace di tradurre attimi ed emozioni in sound complessi (ispirati al rap, rock, funk ed elettronica), forti e improntati su temi difficili, quanto attuali: l’infanzia rubata, i conflitti relazionali, il terrorismo, la guerra, la violenza. Ogni testo narra melodicamente e con una tagliente ironia, scandita dal sound battente, il dualismo dell’animo umano, che si dimena tra l’egoismo e il bisogno di socializzare.

I Maak a metà tra bene e male

Il singolo “Ti uccido” esprime al meglio le trasformazioni repentine dell’amore in violenza e della normalità in cui viene vissuto questo passaggio. Maak decide di far sentire la propria voce di dissenso di fronte un mondo che accetta passivamente la realtà trasformandola in abitudine e quindi in rassegnazione. “Difendere la pace, restare indifferenti a tutto e non reagire, telegiornali che dicono storie che non mi fanno dormire” sono solo un assaggio dei testi della band che promette di farsi conoscere meglio anche al Sud Italia, dove sono già cliccatissimi sul web. Ecco come si raccontano i Maak, che sono così composti: Mac (Voce), Alberto Garau (Chitarre), Massimo Mattea (tastiere), Tommy Ainardi (Basso), Gabriel Trogolo (Batterie).



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1) Come e quando nasce la vostra band?

MAC: “MaaK nasce a cavallo tra il 2008 e il 2009. Ho deciso di fondare questo progetto in un periodo della mia vita in cui sentivo di avere un assoluto bisogno di scrivere, di raccontare delle storie per lo più apprese da esperienze personali. Dico spesso a me stesso che la musica mi ha salvato!”.

2) Quale sound vi ha ispirato all’inizio?

ALBERTO: “Sono tantissimi gli artisti che hanno ispirato la nostra Musica, di epoche e generi molto distanti tra loro. Tra i più influenti non possiamo non citare Eminem, i Radiohead, gli Smiths, Michael Jackson e i Police, ma ce ne sarebbero tantissimi altri.
La fortuna del progetto MaaK, è che tra noi ci sono influenze e percorsi musicali molto differenti che abbiamo cercato di miscelare al meglio, con l’intento di trovare una formula il più possibile originale.”

3) Quanto è difficile farsi conoscere nell’era delle app?

ALBERTO: “La tua domanda ai più potrebbe sembrare un ossimoro, ma rispecchia perfettamente la situazione attuale: quando sono nati i social network e i relativi programmi di messaggistica istantanea, in molti hanno pensato che potesse bastare la semplice autopromozione per diffondere la propria arte al mondo e che sarebbe stato più semplice ottenere collaborazioni con personaggi importanti del proprio settore diventati facilmente reperibili. Questo stato di entusiasmo, purtroppo si è dovuto scontrare ben presto con una tecnologia che è divenuta di dominio pubblico, creando inevitabilmente una saturazione del sistema e si è ridotta a un fastidiosissimo spam”.



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4) Quindi voi non avete mai ceduto al fascino del social?

ALBERTO: “Non vi nascondiamo che in passato anche noi come tutti ne abbiamo fatto largo uso, riuscendo con un po’ di fortuna ad ottenere riscontri e collaborazioni con figure influenti dell’ambiente musicale, ma su una risposta che abbiamo ricevuto, mille sono state cestinate e mai lette. Non possiamo negare che alcuni personaggi hanno raggiunto la popolarità attraverso video virali caricati su YouTube, ma pensiamo sia un fenomeno che riguarda solo alcuni ambiti spesso poco inerenti con la Musica- ed aggiunge- Ad ogni modo è fondamentale per un artista mantenere vivi i propri canali ufficiali, per l’importanza che ha assunto oggi la comunicazione con il pubblico (Gianni Morandi docet) e per dare un punto di riferimento a chi ancora non conosce ciò che proponi.

 

 

5) Cosa consigliereste ad una band agli esordi?

ALBERTO: “In conclusione, non abbiamo la presunzione di avere la soluzione in tasca, ma per esperienze personali riteniamo che la cosa più utile per una band agli esordi sia sempre quella di suonare il più possibile, adattandosi con umiltà in qualsiasi location, dando sempre il massimo, anche davanti a un pubblico esiguo, perché in ogni occasione si può creare una situazione favorevole per far conoscere la propria musica”.

6) Avete in programma un nuovo tour?

ALBERTO: “Al momento stiamo suonando nel nord Italia, in particolare in Piemonte e in Liguria, per testare il tour vero e proprio che inizierà dalla prossima primavera, in seguito all’uscita del nuovo disco “Schiaccio Play” prevista all’inizio del 2016. Speriamo di poter toccare più regioni possibili, per accontentare anche gli amici che ci seguono dal sud.”

7) Quali temi affrontano le vostre canzoni?

MAC: “I nostri brani affrontano tematiche di vario genere, dal sociale al goliardico.
Ad esempio nel nostro ultimo singolo “Non voglio crescere“ in collaborazione con Nitto dei Linea 77, esponiamo la nostra visione lucida e drammatica del mondo perennemente flagellato da guerre, terrorismo e bambini soldato.
In “Ti Uccido“, il nostro primo singolo, accompagnato da un videoclip in cui il finale è a scelta dell’utente, trattiamo a modo nostro il classico scazzo di coppia, una sorta di “Guerra dei Roses” rivisitata in forma canzone, o ancora ne “Il mondo che non c’è“, in collaborazione con Michael e Johnson Righeira che presto potrete ascoltare, parlo di una mia giornata tipo di qualche anno fa.”

MAAK ON FACEBOOK: www.facebook.com/maakofficialpage

MAAK ON YOUTUBE: www.youtube.com/maakofficial

 



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