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Cancro “Ko” grazie al vaccino intelligente

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Si può guarire dal cancro? Un barlume di speranza giunge da un nuovo vaccino “istruito” a debellare le cellule tumorali nei malati di leucemia. La prima sperimentazione con esiti positivi è avvenuta in America.

NEW YORK- Una sfida rivoluzionaria al cancro messa a segno da un’equipe di scienziati americani, autori di un vaccino in grado di insegnare al sistema immunitario del corpo umano ad individuare le cellule tumorali, innescando un processo di distruzione delle stesse. Non è fantascienza, ma uno studio sperimentato su una paziente, a cui erano state dichiarate solo poche settimane di vita. Il vaccino ha subito risposto in modo efficace, debellando il cancro dal sangue della donna. Sono passati tre anni dall’inizio di questa sperimentazione e la paziente è ancora viva.

Il vaccino rivoluzionario contro il cancro

Uno dei metodi messi a punto nella sfida al cancro è l’assunzione di cellule T, quelle contro le infezioni. Queste cellule sono in grado di riconoscere quelle tumorali, perchè fornite di un tag proteico, ovvero il WT1. Al momento queste cellule proteiche sono utilizzate nei pazienti affetti da leucemia. Gli scienziati stanno mettendo a punto uno studio che estensa l’efficacia di queste cellule speciali per curare ogni tipo di cancro. Un vaccino universale dunque, una sorta di “sacro Graal” contro ogni tipo di male.

La sperimentazione positiva sui malati di leucemia

Il vaccino a base di cellule T1 ha dato ottime risposte nei pazienti affetti da leucemia. Ben 15 persone sono state trattate con il nuovo metodo sperimentale, che va ben oltre la semplice chemioterapia. La metà di essi sono vivi e stanno bene. Un gran segnale di speranza secondo il dottor Koehne a capo dell’operazione anti-cancro.

Il trattamento anti-cancro in cosa consiste?

Viene prelevato del midollo osseo da un donatore e le sue cellule sono divise in staminali e cellule T. Al paziente vengono somministrate prima le staminali e in un secondo momento le cellule T, sensibilizzate WT1 attraverso l’esposizione in laboratorio a frammenti di proteina. Quindi, le cellule così preparate vengono fornite al paziente attraverso iniezioni per diversi mesi. La strada è ancora lunga, ma i passi verso un’alternativa alla chemioterapia sono molto più veloci di quel che si crede.

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