
Gesù ci ha dato l’opportunità di camminare verso la santità attraverso tre vie: amore, fede e perdono. Sono i tre cardini principali che non possono essere dimenticati, anche se molti oggi li ignorano a causa del forte attaccamento ai beni terreni.
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Chi era Anna Fulgida Bartolacelli
La venerabile serva di Dio, Anna Fulgida Bartolacelli, nacque in provincia a Rocca Santa Maria di Modena il 24 febbraio 1928 e morì il 27 luglio 1993 a Formigine. Ebbe una grande forza interiore, alimentata da un’assidua e costante preghiera. Non perdeva una Messa, né l’adorazione eucaristica. Il suo amico fedele era il Rosario. La confessione faceva parte della sua vita spirituale, in cui il suo grande amico, Gesù, era sempre presente. Nulla la spaventava, se non il peccato.
Non potendo lavorare di persona, fece costruire una cappellina in casa sua, dove accoglieva i sofferenti e li educava alla vita sacramentale, devolvendo anche i suoi modesti compensi della pensione sociale. Fece parte di gruppi di preghiera, visitava parrocchie e diffondeva la spiritualità dei sofferenti. Dopo 65 anni di vita, è tornata alla casa del Padre.
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Viveva la Messa quotidiana, l’adorazione e il Rosario. Nulla la spaventava, se non il peccato.
Una vita di sofferenza vissuta nella fede
La chiamavano “piccola ancella del Signore” per la sua statura bassissima, appena 60 cm, che le causò molte difficoltà: non poté frequentare né la scuola elementare, né la media, né la superiore. Visse sempre su una carrozzella, affetta da una grave forma di osteogenesi imperfetta, spesso confusa con l’osteoporosi. Nonostante tutto, non perse mai di vista il valore della cultura.
Si iscrisse in parrocchia, dove imparò a ricamare. Con i piccoli guadagni aiutò suo fratello negli studi. La sua vita fu piena di dolori e difficoltà, ma non si scoraggiò mai. Aveva sempre uno sguardo rivolto agli altri.Per la sua grave malattia, l’osteogenesi imperfetta, non poté mai frequentare la scuola e visse su una carrozzella. Alta solo 60 cm, fu soprannominata “piccola ancella del Signore”. Nonostante le difficoltà, imparò a ricamare in parrocchia e aiutò il fratello negli studi con i suoi piccoli guadagni.
L’incontro con Luigi Novarese e la missione tra i malati
Fece parte dei Silenziosi Operai della Croce e si dedicò completamente all’aiuto dei malati. Non potendo assisterli direttamente, formò dei gruppi di sostegno. Non ebbe mai veri momenti di riposo: oltre ad aiutare il fratello, si prese cura anche della sorella, affetta dalla stessa malattia. In casa sua si respirava un clima di serenità.
La sua vita cambiò nel 1956, quando incontrò il beato Luigi Novarese, fondatore dell’associazione dei Silenziosi Operai della Croce. Partecipò a un corso di esercizi spirituali e, in quell’esperienza, riconobbe il valore della sofferenza. Dopo il noviziato, si dedicò anima e corpo all’apostolato tra i malati. Col tempo si ammalò seriamente e fu ricoverata più volte per problemi respiratori.
L’eredità spirituale e il cammino verso la santità
Morì nel 1993 a Formigine. La sua casa era un luogo di accoglienza, preghiera e serenità. Visitò più volte Lourdes, devota alla Madonna. La sua tomba è oggi meta di fedeli che chiedono grazie. Il processo di canonizzazione iniziò nel 2008. Il 20 giugno 2025, Papa Leone XIV l’ha dichiarata Venerabile. Ora si attende il riconoscimento di un miracolo per procedere alla beatificazione.
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Questa piccola “ancella del Signore” fu esempio concreto di Dio presente in noi. Si preoccupava profondamente dei poveri e offriva ogni sua sofferenza per la salvezza delle anime.
Chi si rivolge a lei non resta deluso: Anna possedeva il dono dell’amore. Castità, preghiera, aiuto ai sofferenti furono gli ingredienti semplici e profondi della sua spiritualità.
Perché affidarsi ai santi
Affidarsi ai santi è importante perché ci mostrano che vivere il Vangelo è possibile, anche nelle situazioni più difficili. I santi non sono eroi perfetti, ma persone come noi, con limiti, dubbi, sofferenze. Hanno però scelto di fidarsi di Dio e di seguirlo ogni giorno, anche nelle piccole cose.
Pregare un santo non significa cercare scorciatoie, ma trovare un compagno di strada, qualcuno che ha già camminato nella fede e può intercedere per noi. I santi ci ricordano che la santità non è riservata a pochi, ma è una chiamata per tutti. Affidarsi a loro ci aiuta a non sentirci soli, ci dà coraggio e ci sostiene nei momenti di prova.
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Il processo di canonizzazione è iniziato a livello diocesano nel 2008 nella diocesi di Modena-Nonantola. Dopo aver raccolto testimonianze, documenti e approfondito la sua vita spirituale, la causa è passata a Roma.
È il primo passo ufficiale verso la santità. Ora si attende il riconoscimento di un miracolo per procedere alla beatificazione. La sua testimonianza continua a parlare, soprattutto a chi vive il dolore, la malattia o l’esclusione. Anna Fulgida non ha cercato visibilità, ma ha vissuto il Vangelo in silenzio, facendo spazio a Dio nella fragilità del corpo. La sua vita resta un segno di speranza per tutti.

Super Mamma, giornalista e scrittrice. Ha tante passioni, ma l’amore per la recitazione vince su tutte. Ha collaborato con testate locali come La Riviera, Libero, Lo Strillo, Il Giornale di Napoli- Il Roma, Politica Meridionalista. Opinionista satirica su Canale 50 di Pisa (L’Impallato e Panni Sporchi). Ha scritto due libri “Napoli Antica e Napoli Polemica”; “Vincenzo Dattilo, il più napoletano dei napoletani” editi da Firenze Libri.



