
Nella vita di noi comuni mortali si trovano storie e personaggi che, pur non essendo stati ancora riconosciuti santi dalla Chiesa, hanno compiuto un percorso di fede e di dignità umana fino alla fine della vita terrena. Vi parlo, oggi, di un frate francescano molto umile, che passò la sua vita a studiare in modo approfondito le Sacre Scritture e ad aiutare sofferenti e disoccupati.
Si tratta di Padre Nicola Assouad, che nacque ad Aleppo, in Siria, il 26 gennaio 1876 e morì a Napoli nel 1962. Il suo cammino spirituale fu difficile all’inizio, perché non sopportava alcuni eventi, poi ebbe una crisi mistica molto intensa e vestì l’abito di San Francesco in Francia, dove si recò da giovinetto.
Indice dei contenuti
Vita di sacrificio e carità
Padre Assouad viveva di elemosina e si cibava di pochi alimenti, il suo motto era “Ora et labora”, lo stesso di San Benedetto. Divideva tutti i suoi guadagni con i poveri e gli emarginati; spesso, chi si sentiva afflitto per le condizioni in cui versava si rivolgeva a lui, che con fede incrollabile parlava con Dio e, dopo poco, l’afflitto tornava gioioso.
I suoi studi lo condussero a Napoli, dove trovò accoglienza nella chiesa di Santa Chiara. Qui, svolse la sua attività di sacerdote per oltre un ventennio. Le sue spoglie sono ora custodite nella chiesa di Santa Chiara a Napoli per opera del vescovo di quell’epoca. Sebbene non abbiamo un numero esatto di grazie da parte di questo francescano, c’è chi assicura che, bussando alla sua tomba riceve una risposta tangibile e poco dopo si compie il miracolo richiesto.
La spiritualità francescana
Per capire Padre Nicola bisogna collocarlo dentro la spiritualità francescana. Alcuni tratti risaltano:
• Povertà e semplicità: non amava apparire, viveva con essenzialità, fedele al voto francescano.
• Preghiera silenziosa: trascorreva molto tempo in meditazione, testimoniando una vita interiore intensa.
• Amore per la Chiesa: pur venendo da un contesto orientale, la sua obbedienza alla Chiesa latina fu totale.
• Servizio pastorale: non ambiva a ruoli di governo o prestigio, ma si dedicava alle persone che incontrava.
LEGGI ANCHE “Don Dolindo Ruotolo, tantissimi miracoli per chi bussa alla sua tomba”
Questi elementi spiegano perché, pur senza opere scritte o missioni straordinarie, lasciò un segno così forte.
L’arrivo a Napoli
Quando Nicola arrivò a Napoli, trovò nella Basilica di Santa Chiara un centro spirituale e storico di grande rilievo. Qui visse e operò come frate minore, in un luogo di prestigio ma anche di responsabilità pastorale. Fu soprattutto insegnante e confessore. Non era un predicatore appariscente, ma un uomo di ascolto e discernimento. Molti fedeli lo ricercavano per la sua capacità di guidare con equilibrio.
Padre Nicola incarnava lo spirito francescano: povertà, semplicità, preghiera silenziosa e servizio pastorale. Non ambiva a ruoli di prestigio, ma alla fedeltà quotidiana.
Studi e missione
Perché scelse proprio Napoli? Padre Assouad, pur essendo di origine siriana, fu un grande studioso della cristianità; fu un grande studioso della religione ed entrò nell’ordine dei frati francescani dopo aver tanto studiato filosofia e teologia.
LEGGI ANCHE “Maria Cristina di Savoia, la “reginella santa” che ascolta le donne”
Visse a Napoli fino al 1962 anno in cui morì alla veneranda età di 86 anni. Dopo la morte, la sua memoria fu custodita con biografie curate da fra Gioacchino Francesco D’Andrea e con la nascita di un gruppo di preghiera a lui intitolato. La comunità continuò a venerarlo come guida spirituale.
Una guida spirituale amata
Per i napoletani divenne un frate familiare. La sua origine straniera lo rendeva particolare, ma la sua umiltà lo avvicinava a tutti. Era considerato un confessore e guida di anime. Oggi la sua figura acquista significato nuovo: in un tempo di dialogo interculturale e interreligioso, la sua vita è un segno di unità. Dimostra che la santità può nascere dalla fedeltà quotidiana.

L’eredità spirituale
Padre Nicola Assouad era il portavoce di Dio; la sua parola era un esempio tangibile di amore e sofferenza. Fu un grande padre spirituale, molto amato dai napoletani che lo cercavano per ogni cosa. Egli confessava alla stessa maniera di Don Dolindo Ruotolo, figura storica amata tanto dalla gente comune.
“Ci vuole poco” diceva lui “per diventare figli di Dio, basta vivere ogni giorno una vita Santa con grande fede”.
Padre Nicola Assouad (1876-1962) rimane una figura che unisce Oriente e Occidente. Sepolto nella Basilica di Santa Chiara, continua a parlare attraverso l’esempio silenzioso di una vita coerente e fedele. La sua eredità spirituale è custodita nella comunità e nei testi che ne tramandano la memoria.
Provate a bussare con fede alla sua tomba, recandovi nella chiesa di Santa Chiara… sicuramente non resterete inascoltati!

Super Mamma, giornalista e scrittrice. Ha tante passioni, ma l’amore per la recitazione vince su tutte. Ha collaborato con testate locali come La Riviera, Libero, Lo Strillo, Il Giornale di Napoli- Il Roma, Politica Meridionalista. Opinionista satirica su Canale 50 di Pisa (L’Impallato e Panni Sporchi). Ha scritto due libri “Napoli Antica e Napoli Polemica”; “Vincenzo Dattilo, il più napoletano dei napoletani” editi da Firenze Libri.
Ti piace L’Eco della Verità? Sceglilo come fonte preferita su Google.


