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Paura di morire di fame, maledetto Coronavirus

Paura di morire di fame, maledetto Coronavirus

La situazione Coronavirus-inevitabilmente- sta precipitando verso il caos e la paura di morire di fame. 

Il coprifuoco ha funzionato ai tempi delle nostre nonne, ma ora? Sembra quasi inutile. Distrugge ancor di più del lockdown.

Ho visto pizzaioli e ristoratori con gli occhi lucidi e preoccupati: “che diremo a casa questa sera? Non abbiamo episodi divertenti da raccontare, pizze venute male o clienti che hanno fatto i complimenti allo chef. Questa sera, come ieri e come domani, non abbiamo visto più nessuno”.

I contagi aumentano in modo esponenziale. Le tasse e le preoccupazioni anche.
E una eventuale tomba costa assai. E al momento nessuno può permettersela.

Però, abbiamo osato. Abbiamo fatto vacanze all’estero e in Sardegna. Abbiamo scialato e goduto ogni istante di questa estate per rifarci di tutto quel periodo in casa, chiusi come talpe canterine sui balconi.

Ogni giorno, in televisione c’è il numero dei positivi, la conta degli asintomatici, l’elenco dei morti. Questa non è vita. Eppure è la vita che stiamo vivendo. Meglio definirla ESISTENZA. Già, perché ormai non abbiamo più consapevolezza del nostro volto, delle nostre rughe d’espressione…tutto è nascosto perennemente da quella mascherina che ci fa così schifo portare, tanto che abbiamo innescato un’onda di contagi senza sosta. Se non l’avessimo schifata e sottovalutata quell’amica di tre e cinque strati, pronta a darci una mano contro sto schifo di Covid19…

In questo momento, più che mai, occorre DISCERNIMENTO da parte di tutti: il Covid c’è e si sta divertendo con le nostre vite. Spesso riesce ad averla vinta lui e ci porta via chi amiamo.

Ho sentito e ho parlato con amici e conoscenti che sono caduti vittime del mostro invisibile e stavano per perdere la vita. Senza esagerare, senza scherzar. Tutti mi hanno trasmesso empaticamente la stessa terribile emozione: impotenza, terrore di morire, mancanza d’aria. 

Chi ha fatto loro questo? La scelleratezza di alcuni, forse molti, che ho visto sputare per terra “pezzi di muco”, tossire senza ritegno in faccia ai passanti, ridere a squarciagola contro quei “povero sfigati che hanno preso una influenza per una roba mortale”.

Lockdown o perdere la vita?

Chi ha visto la morte con gli occhi non ha certo avuto la fortuna di aprire i cancelli del paradiso alla fine del tunnel di luce.

Chi si è ammalato e ha lottato su quella linea sottolissima di confine tra vita e morte ha conosciuto la terribile sensazione di restare a metà tra due dimensioni: da un lato la voglia di aggrapparsi a questa realtà e non lasciare la vita conosciuta e dall’altro lato la paura di andarsene, di non riuscire a gestire il proprio respiro. 

Ci sono tanti modi di morire, ma perdere la capacità di respirare e percepire il senso di soffocamento è il più terribile.

Molti dicono che si tratti solo di “una banale influenza”. Ricordo bene quando prendevo la febbre a 39 e non andavo a scuola: deliravo, sudavo, mi sentivo le gambe deboli e spezzate, ma il respiro non l’ho mai perso. 

Il Covid è uno sconosciuto subdolo, fetente e senza scrupoli. Come possiamo affrontarlo? La mascherina, i guanti, gli occhiali da saldatore e i mille disinfettanti serviranno a qualcosa? Chissà…nemmeno gli stessi virologi sono certi di quello che dicono. 

Il Covid non guarda in faccia a nessuno. In giro ci sono così tanti asintomatici, che girano tranquilli e -spesso involontariamente o meno- sono senza mascherina, o se ce l’hanno, cade loro sul mento o sul polso. 

Questo modo di fare ci ha condotti dove siamo: ad un passo dal “non ritorno”. 

Un lockdown fisico e poi anche economico. La vita che ricordavamo tutti non esiste più. Questo non vuol dire che non potrà tornare mai più come prima. Se continuiamo ad ostinarci a fare di testa nostra, se proseguiamo nel dire di Coviddi non ce n’è, faremo solo il gioco del virus.

La soluzione a questo male qual è ? Me lo chiedo ogni giorno. Se avessi una soluzione, ve la offrirei subito per non dover vedere tanta disperazione e incertezza.

Vorrei che si potesse trovare un antidoto, vorrei che nessuno passasse questo inferno terribile.

Dopo 100 giorni e più di letargo, ci vengono chiesti altri 40 giorni di isolamento. Non è il chiuderci in casa a dormire, leggere, cucinare o a guardare serie Tv che ci spaventa. 

Temiamo, più che perdere la vita, la fine dei soldi guadagnati con grande fatica e immensi sacrifici.

Come combattere il Covid19?

Che potremmo dare ai nostri figli, cosa potremmo fare per non finire in mezzo ad una strada? 

Chi ci darà, stanotte, un gruzzolo di aiuti per pagare i prossimi 30-40 giorni che ci attendono? 

E allora, scendiamo in piazza e protestiamo. E così, ribadiamo il nostro essere popolo unito nel combattere per il nostro futuro, ma allo stesso tempo ci esponiamo al rischio di contagiarci e di diffondere questa peste alle persone che amiamo.

Comunque la giri, questa situazione è drammatica. Una matassa che non riusciamo a sbrogliare. C’è la paura di morire come attività, come persone, come umanità.

Perderemo altre vite. Credo di sì. Continueremo a prendere tutti i politici a male parole. Lo stiamo già facendo. A parte liberare il fegato, non abbiamo avuto un briciolo di risposta.

A cosa siamo giunti? Al caos. 

Ora , a chi possiamo chiedere aiuto!? Anche Dio sembra restare in silenzio di fronte ai nostri appelli, quasi a voler vedere come ce la caveremo senza di Lui…in fondo-prima d’ora -abbiamo mai ammesso la nostra piccolezza dinnanzi a ciò che non possiamo controllare?

Domani, vorrei svegliarmi nel passato e gridare al futuro di stare molto attento a ciò che lo attende…

Non andrà tutto bene come previsto. Dovremo combattere contro noi stessi e poi contro tutti.

Ce la faremo a non aver paura di morire…forse.

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