Violenza sulle donne, quando e come chiedere aiuto

violenza sulle donne i dati

Il tema violenza sulle donne lo sento ogni minuto al telegiornale, sfogliando il giornale o navigando sui social network. E mi sembra che invece di andare avanti nella lotta al male sociale del secolo, stiamo tornando indietro di secoli, scadendo nei soliti luoghi comuni, beccandoci i soliti insulti ed inviti a stare a casa a fare le pulizie, a preparare il pranzo e crescere i figli.

E intanto ogni giorno una donna, dai 13 anni in su, muore. E per cosa? Amore? Niente affatto. Si muore per la paura di restare sole e depresse, per la necessaria dipendenza dal proprio partner, per la paura di ammettere di essere vittime di un gioco di violenza silenzioso e molto pericoloso.

Sulle donne violenza domestica

Ogni giorno, si parla di violenza contro le donne. Ogni minuto nel mondo una donna muore per mano del proprio partner, del suo ex marito, ex fidanzato. Le ricerche compiute negli ultimi dieci anni dimostrano che la violenza contro le donne è endemica nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo. E’ un male sociale sempre più difficile da estirpare. Più se ne parla e più si commette. Quasi si trattasse di una contaminazione mediatica.

 evento 25 novembre

La violenza contro il gentil sesso non conosce differenze di età, tanto che le donne tra i 16 e i 70 anni, che dichiarano di essere state vittime di violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita, sono 6 milioni e 743 000, ovvero il 31 9% della popolazione femminile. Un dato sempre più allarmante, che preoccupa per lo sviluppo della generazione futura. Si parla di necessità di educare le nuove generazioni al rispetto della donna, all’affettività. E’ più facile a dirsi che a farsi.

Giornata internazionale contro la violenza

Ogni anno sono due le date che sul calendario sono ormai diventate sacre per ricordare tutte quelle donne cadute per mano dei propri coniugi/partner: una è il 25 novembre, la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne; l’altra è l’ 8 Marzo, che da festa delle donne si è trasformata in giorno di lotta per i propri diritti. Entrambe le ricorrenze sono importanti per ricordare a tutti che il rispetto è alla base di ogni rapporto e che non possiamo continuare a veder crescere il numero delle vittime di violenza domestica e violenza psicologica.

donne vittime

In tutto lo Stivale sono state organizzate manifestazioni per sensibilizzare uomini e donne a denunciare laddove ci siano i segni supposti o evidenti di una violenza in atto. In molte città non si può non fare caso alle numerose panchine rosse, sulle quali spesso sono adagiati fiori bianchi o alle installazioni di migliaia di scarpe rosse come il sangue. I totem da soli, purtroppo, non bastano.

Servono azioni concrete come denunce ai centri antiviolenza, realtà serie e non improvvisate, in grado di sostenere le donne in un percorso delicato, oltre a fornire loro un’assistenza immediata. Chiedere aiuto non è sempre facile. C’è chi teme la reazione del proprio coniuge, una volta comunicata loro la separazione o il divorzio.

E spesso, dal timore si passa alla realtà in pochi secondi, finendo quasi sempre in femminicidio. Ormai i nomi delle donne morte a causa della gelosia dei propri compagni, o peggio per mano delle amanti dei propri mariti, non si contano più. Sono davvero milioni. Eppure, i dati dimostrano che i casi di violenza fra coppie provenienti da culture e paesi diversi dal nostro sono inferiori; invece, meno confortanti sono i dati sulla “la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne fra i 16 e i 44 anni in Occidente e nel mondo è la violenza subita da familiari o conoscenti.  Ancora troppo poche le donne italiane che, secondo l’Istat, hanno denunciato le violenze subite: appena l’11 4% contro il 17 1% di quelle straniere.

 Perché violenza contro le donne?

Impossibile non chiedersi cosa scatti nella mente di questi carnefici. E come difendersi da una violenza imminente? Psichiatri e psicologi, esperti del settore medico, hanno cercato di spiegarlo. Nell’identikit del probabile carnefice rientrano non solo narcisisti, maniaci del controllo e soggetti affetti dal disturbo della personalità, ma anche gelosi dipendenti, paranoici e così via. Tra i numerosi studiosi dei casi di violenza domestica c’è Elbow che divide l’aggressore in quattro tipi:

  • Il controllatore: che vuole controllare appunto ogni membro della famiglia per rivendicare il suo ruolo e la sua autorità sui singoli componenti, in primis sulla moglie;
  • Il difensore: che ama legarsi a donne bisognose di aiuto sin dai primi momenti dell’innamoramento, in tal modo prive totalmente di autonomia, le vittime si affideranno totalmente al partner. La dipendenza diventa collante del rapporto e anche possibile miccia di violenza;
  • Colui che è in cerca di approvazione: l’uomo insicuro, che necessita di continue conferme della propria autostima. Alla prima critica mossa nei suoi riguardi dalla partner segue una esplosione di violenza;
  •  L’incorporatore: colui che instaura un rapporto totalizzante di fusione con la partner. La minaccia reale o la probabilità di perdere l’oggetto amato equivale alla perdita di se stessi.
panchina antiviolenza donne
Quanto costa la violenza sulle donne

Credo sia orribile stabilire un prezzo in termini economici delle vittime di violenza, perché la vita non ha prezzo, soprattutto quando viene vissuta nel terrore e nella minaccia di una morte imminente. Eppure, in Italia come altrove, si valuta la gravità del fenomeno anche dal punto di vista delle spese sanitarie, della produttività sul lavoro e delle spese giudiziarie.

La violenza sulle donne costa all’Italia 17 miliardi di euro. Sì, ma quali sono gli investimenti del governo italiano a favore di politiche di genere contro la violenza? E’ stata fatta nel 2013 la famosa legge contro il femminicidio, sono stati dati 10 milioni di euro l’anno ai centri antiviolenza, ma ad oggi ci sono stati reali miglioramenti?

A me sembra quasi che la situazione stia peggiorando. Se da un lato ci sono maggiori richieste d’aiuto, segnale che le donne stanno uscendo dall’ombra e dall’illusione di essere in un amore da fiaba, dall’altro è necessario aumentare le pene, finanziare case di accoglienza e centri educativi speciali per donne e uomini. Sono tantissime le politiche educative attuate dalle Forze dell’Ordine e dalle Istituzioni nelle scuole, come incontri con gli studenti, eventi di sensibilizzazione. Però, solo questo non basta.

Come funzionano i centri antiviolenza

Molte donne non sanno come muoversi, una volta preso coscienza di essere state vittime di abusi. Basti sapere che in Italia esiste una buona rete di aiuto sinergico tra istituzioni, forze dell’ordine, medici e centri antiviolenza. Purtroppo, non tutte sanno come funziona, a chi chiedere aiuto e quando, ma soprattutto come chiedere aiuto.

Prima cosa da fare è telefonare al numero 1522 e comunicare tutto quello che si è vissuto, a questo punto si viene affidate ad un centro antiviolenza nella propria città. La presa in carica prevede un accompagnamento psicologico, un supporto medico e giudiziario. La tempestività dell’intervento e della denuncia in questi casi è salvifico.

I costi giudiziari? Sono a libero patrocinio e non sostenuti dalla vittima, ma dallo Stato. Anche in caso di ricovero presso strutture sanitarie e di alloggio in case famiglia, le donne abusate sono difese in modo totalmente gratuito.  

E’ necessario comprendere che non bastano più solo eventi di commemorazione, giornate nazionali contro la violenza o marzo donna ricco di eventi per far emergere le varie realtà locali. Servono investimenti concreti dello Stato in strutture in cui la sinergia sia sempre più forte, ci sia unità di intenti e maggiori risorse per garantire a tutte le donne (non ad alcune sì e ad altre no) una maggiore decisione nel denunciare e una totale sicurezza nell’affidarsi a terzi.

Una donna vittima di violenza è sola e spaventata, prova orrore e disgusto verso se stessa, si incolpa ingiustamente e la propria autostima è messa sotto i piedi.

Se ci fossero squadre specializzate a intervenire in pochi minuti, azioni più tempestive, leggi più efficaci…forse potremmo finalmente festeggiare la Giornata Nazionale delle Donne e della lotta alla Violenza.

Voi che ne pensate?

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