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Vinile vs. compact disc: la rivincita del “disco nero”

Il primo vinile è stato lanciato sul mercato nel 1948, introducendo una vera e propria rivoluzione nel mondo della musica. L’arrivo del CD, nel 1982, ne ha determinato una forte battuta d’arresto, tanto da arrivare al sorpasso di vendite da parte del digitale nel 1991. Così, progressivamente, il vinile è stato di fatto sostituito, cadendo nel dimenticatoio per qualche anno. 

Quando nasce il vinile?

L’inizio della “rinascita” è da datare a circa cinque o sei anni fa, quando si cominciò a registrare un nuovo interesse, via via sempre più consistente, che sta portando, ancora oggi, sempre nuovi utenti (molti dei quali, giovanissimi) a scoprire il vinile.

Dopo anni di lotte “testa a testa”, in questi mesi il “disco nero” è tornato a superare il CD, segnando un record di profitti per le case discografiche che pochi anni prima lo diedero per spacciato.

Secondo l’IFPI (Federazione Mondiale della Discografia), nel 2019 il mercato mondiale del vinile ha incassato circa 889 milioni di dollari. Nei primi tre mesi del 2021, solo in Italia, si è arrivati a sfiorare i 4,7 milioni, contro i 4,4 milioni dei CD.

E non siamo solo noi italiani a impazzire per il vinile, ma anche i “cugini” spagnoli non scherzano: addirittura, l’aumento delle vendite di vinili ha spinto un gruppo di appassionati di musica ad aprire una factory per stampare LP a Madrid.

Si è ancora ben lontani dall’avvicinare i numeri dello streaming (ipotesi alquanto improbabile), che ad oggi resta il metodo d’ascolto più utilizzato (detiene l’80 per cento del mercato), ma questo rinnovato interesse è quasi certo che porterà i cari vecchi LP a “rosicchiare” ancora qualche quota di mercato. 

Il vinile è alla moda

Ancora non è chiaro a cosa sia legato questo “ritorno di fiamma” per il vinile, ma ha molto a che fare con la nostalgia per il passato, con il collezionismo, e anche per una ricerca di un suono più “caldo” e coinvolgente. Senza dimenticare che il vinile, a differenza del CD (per non parlare degli “sterili” files audio), ha l’indubbio vantaggio di essere più appagante anche dal punto di vista del packaging: foto e libretti interni più grandi e ricchi danno grande gratificazione.  

Insomma, si è sentito il bisogno di ritornare – anche se solo parzialmente – ad un periodo in cui gli oggetti avevano un’anima. Senza contare poi che i dischi rappresentano un modo “tangibile” (anche a livello economico) per dimostrare il proprio supporto al cantante, mentre gli ascolti online hanno cancellato quasi completamente quest’aspetto, dato che i proventi che derivano dallo streaming, per gli artisti, sono poco più di “briciole”.

Anche per questo motivo, ormai, tutti gli artisti, anche di casa nostra, propongono le nuove uscite (e non parliamo di raccolte o ristampe, ma di nuovi album) anche in LP: pure gli “insospettabili”, ovvero, giovanissimi cantanti come i Maneskin(Teatro d’ira vol.1 il titolo del loro ultimo lavoro) e Achille Lauro (Lauro è il titolo del suo disco appena uscito), che, tra l’altro, si contendono la prima e la seconda posizione nelle classifiche di vendita specifiche per i vinili (fonte: fimi).

Ed è proprio di queste ore la notizia che Exuvia, il nuovo di Caparezza, disponibile in doppio vinile trasparente, è già quasi esaurito in prevendita. C’è però da osservare che il “disco nero” attira un pubblico più“nostalgico” rispetto al digitale: la conferma viene data osservando che la classifica, al nono e al decimo posto, è occupata da due dischi… non certo inediti: Mondi Sommersi dei Litfiba (datato 1997) e La voce del padrone di Battiato (pubblicato per la prima volta nel 1981 ma appena uscito in una ristampa davvero notevole, in fatto di qualità di registrazione e di packaging).

Resta solo da scoprire se il fenomeno crescerà ancora con il tempo, oppure sarà solo frutto di una “moda vintage” effimera. Ad ogni modo, oggi, anche il mondo dei DJ non è rimasto certo insensibile al nuovo culto del vinile, in una sorta di ritorno alle origini quando in consolle non c’erano altro che i dischi mix da 12”: ad esempio, DJ4.it ha realizzato un vero e proprio tributo al vinile con un’iniziativa dedicata, denominata aperivinyl.com.

Vinile o compact disc?

A questo punto… resta da chiedersi se tra qualche anno sarà il turno anche della rivalutazione del compact disc: il primo album della storia a essere disponibile nel formato che debuttò nell’agosto del 1982 per volere di Sony e Philips, è stato “The Visitors”  degli Abba. Scommettiamo che tra un paio d’anni, per questo CD (e anche per altri titoli, magari non facilissimi da reperire) scatterà una irrefrenabile voglia di collezionismo, come èsuccesso oggi per il caro vecchio vinile? In fin dei conti, è comunque un supporto “fisico” (che si puòvedere, toccare e collezionare), senza però gli svantaggi del disco.

A favore del compact disc, ci sono parecchi punti: ad esempio, il silenzio nella riproduzione. È immune, infatti, dai quei fastidiosi ticchettii, provocati dai granelli di polvere che inevitabilmente si vanno a depositare nei solchi  degli LP (un corpo carico elettrostaticamente attira con estrema facilità la polvere), e che sono difficilmente eliminabili (il laser del CD, invece, non risente di questo problema… anche se è meglio evitare di suonare dischetti troppo sporchi: non verrebbero letti).

Inoltre, ogni volta che si ascolta un disco, il contatto tra la testina e il vinile causa un lento ma inesorabile consumo della superficie: e quindi, largo a “scoppiettii” e rumorini vari che non si possono in alcun modo eliminare.

Al contrario i CD  manterranno la medesima qualità sonora anche dopo migliaia e migliaia di ascolti, sempre che non vengano troppo maltrattati: per esempio, mai tenerli a lungo in auto d’estate: si deformerebbero. 

Siamo certi però che tutti questi elementi a favore del digitale non scalfiranno mai i “vinilisti” più convinti: in effetti, non sono anche le piccole imperfezioni a rendere così piacevole l’ascolto di un caro, vecchio disco vinile?

A cura di Jody Belli, DJ

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