
Chi non si è addormentato almeno una volta ad occhi aperti? Magari mentre era a scuola o a lavoro, forse per disinteresse o semplicemente per aver fatto le ore piccole la sera prima…ma se succede troppo spesso di prendere sonno durante il giorno, allora è qualcosa di più della semplice noia!
Se soffriamo di sindrome del sonno arretrato è naturale addormentarsi un po’ dove capita. Quando ci sentiamo stanchi senza motivo dovremmo sospettare che sia un sintomo di narcolessia.
Indice dei contenuti
Che cos’è e come si manifesta
La narcolessia è meglio nota come malattia del sonno. Il narcolettico è colui che ha poca energia e spesso soffre di sonnolenza diurna cronica, ovvero si addormenta di colpo mentre si trova in ufficio, quando legge o ascolta qualcuno. Dormire sempre è il primo sintomo di questa malattia neurologica ancora poco conosciuta in Italia.
Quali sono i sintomi?
Dunque, il narcolettico non riesce a controllare la voglia di dormire e ciò dipende non solo dalla quantità di alimenti a base di carboidrati e grassi che introduce nel proprio organismo, ma anche da un eccesso di alcool.
La narcolessia è una patologia di tipo neurologico la cui causa è ancora sconosciuta, probabilmente c’è una predisposizione genetica, oltre che l’intervento di fattori ambientali.
La sonnolenza diurna si manifesta sia in presenza di un trauma, sia in assenza di esso: i primi sintomi sono astenia, mancanza di sonno, insonnia,allucinazioni notturne. Tutto questo influisce negativamente sulla vita delle persone e sullo svolgimento delle attività quotidiane.
E così i soggetti affetti da tale disturbo sono preda di irascibilità, iperattività, tristezza, deficit di attenzione, carenza di memoria. Tutte conseguenze dell‘assenza di sonno.
Attualmente, sul mercato non esistono dei farmaci in grado di contrastare o prevenire la narcolessia, però ci sono alcuni accorgimenti da seguire per alleviare il disturbo del sonno e migliorare la qualità della vita, tra questi ci sono: l’adozione di una dieta equilibrata e dormire almeno otto ore a notte e coricarsi sempre alla stessa ora, evitando pasti troppo abbondanti o l‘eccesso di alcolici.
Il narcolettico, infatti, tende ad addormentarsi almeno ogni due ore, durante le quali subisce una paralisi del sonno. Cosa significa?
La paralisi ipnagogica è un disturbo del sonno, che insorge all’improvviso, bloccando la persona a letto e impedendole di parlare e muoversi, benché sia cosciente. E’ causata da un prolungamento eccessivo della fase di sonno REM, oppure da un suo inizio anticipato di quest’ultima.
Il soggetto affetto da paralisi del sonno è cosciente, ma non riesce a muoversi come una persona sveglia. Quest’episodio ha una durata variabile, da qualche secondo a un minuto; e una volta terminata, l’individuo torna normale, ma lascia addosso una sensazione di ansia piuttosto spiacevole.
Come guarire da paralisi notturna e narcolessia?
Come prendere sonno? La risposta è semplice: permettere al nostro organismo e al nostro cervello di ricaricarsi in circa 6-8 ore di sonno notturno; inoltre, è necessario creare un ambiente accogliente in cui riposare, una stanza buia, non troppo calda, né troppo fredda, magari avvolti solo dal silenzio.
Anche il letto deve essere confortabile; e se si pratica uno sport, meglio farlo nella prima parte della giornata, perché farlo prima di andare a dormire potrebbe compromettere il rilassamento dell’intero organismo. Non bisogna nemmeno esagerare con l’uso della caffeina e degli alcolici, ed infine è da evitare il fumo, perché la nicotina, come la caffeina, può essere un eccitante del sistema nervoso.
Dormire sempre cosa vuol dire?
La narcolessia colpisce un individuo su 2000, e ne soffre allo stesso modo sia il sesso maschile che quello femminile. Un modo per scoprire se si è affetti da narcolessia o da altri disturbi del sistema nervoso è la polisonnografia notturna, ovvero un esame che monitora il sonno nelle sue varie fasi.
Per una diagnosi di narcolessia è necessario che il soggetto affetto da tale patologia presenti un’eccessiva sonnolenza durante il giorno da almeno tre mesi. Molti non sanno di essere affetti da disturbi del sonno e spesso ricevono in ritardo la diagnosi.
Purtroppo in Italia la malattia del sonno è poco conosciuta e raramente il medico generale riesce a diagnosticarla ai propri pazienti. La narcolessia tende a comparire sporadicamente nell’uomo tra i 15 e i 25 anni anche in assenza di una predisposizione familiare.
I sintomi veri e propri possono arrivare anche dopo quattro anni dalla prima manifestazione della malattia, in altri casi anche dopo 60 anni. In Italia le diagnosi accertate non superano le 100 unità contro le diverse migliaia che sono appunto invece a presunte in tutta la Penisola.
L’unico modo per poterne venire a capo è affidarsi allo specialista del sonno, che attraverso una serie di test e attraverso la polisonnografia notturna riuscirà a evitare ricadute del paziente, specialmente se quest’ultimo è in età adolescenziale.
Un altro dei sintomi della narcolessia è la cataplessia, la debolezza del tono muscolare, che è presente almeno nel 90% dei pazienti affetti dalla malattia del sonno. La cataplessia può essere controllata attraverso l’uso di stimolanti che combattono la sonnolenza diurna, oppure attraverso l’assunzione di antidepressivi.
Per chi vuole scoprire se i sintomi narcolettici c’è l’ AIN (Associazione Italiana Narcolettici) che offre la possibilità di conoscere quali sono i centri in cui poter accedere attraverso l’impegnativa del medico o pagando un ticket per sottoporsi a test e ad analisi del sonno specifiche.
Cos’è la malattia del sonno: cause e origine della tripanosomiasi africana
No, non è solo un’espressione per indicare chi ha sonno cronico. La malattia del sonno — il nome scientifico è tripanosomiasi africana — è una vera e propria patologia infettiva causata da un protozoo, il Trypanosoma brucei, che viene trasmesso all’uomo attraverso la puntura della fastidiosissima mosca tse-tse. Altro che pisolino innocente!
Sintomi della malattia del sonno: come riconoscere la tripanosomiasi
All’inizio i sintomi sembrano quelli di una banale influenza tropicale: febbre, mal di testa, dolori muscolari. Ma col tempo si manifestano disturbi ben più preoccupanti: insonnia notturna alternata a sonnolenza diurna incontrollabile, alterazioni dell’umore, confusione mentale. Nelle fasi più avanzate si può arrivare a veri e propri disturbi neurologici.
Diagnosi della tripanosomiasi africana: come si individua la malattia del sonno
Capire se si tratta davvero di malattia del sonno non è semplicissimo. La diagnosi richiede esami specifici: si analizzano campioni di sangue o, nei casi più gravi, si esegue una puntura lombare per controllare se il parassita è arrivato al sistema nervoso centrale.
Trattamento della malattia del sonno: cure disponibili e quando intervenire
Buone notizie: esistono terapie efficaci. Il trattamento varia a seconda dello stadio della malattia. Nei casi iniziali bastano farmaci antiparassitari, mentre se il cervello è coinvolto servono medicinali più forti e, a volte, endovenosi. Intervenire tempestivamente è fondamentale.
Come prevenire la malattia del sonno: consigli pratici e protezione dalla mosca tse-tse
Prevenire la tripanosomiasi significa evitare il contatto con la mosca tse-tse. Indossa abiti lunghi e chiari, applica repellenti e, se viaggi in zone a rischio, dormi sotto zanzariere trattate. Prevenzione è la chiave, soprattutto nelle aree rurali africane.
Dove si trova la malattia del sonno: aree a rischio in Africa
La malattia si manifesta prevalentemente in Africa centrale e occidentale. Alcuni Paesi hanno ridotto drasticamente i casi grazie a programmi sanitari mirati, ma in molte zone rurali la malattia del sonno è ancora un’emergenza.
La mosca tse-tse: il vettore della tripanosomiasi africana
Non si tratta di una semplice zanzara. La mosca tse-tse, principale vettore del Trypanosoma brucei, trasmette la malattia pungendo l’uomo e inoculando il parassita. Riconoscerla e prevenirne il contatto è vitale.
Stadi della malattia del sonno: differenze tra fase emolinfatica e neurologica
La tripanosomiasi africana si sviluppa in due fasi: la fase emolinfatica, con parassiti nel sangue e nei linfonodi, e la fase neurologica, molto più grave, in cui il parassita raggiunge il cervello. I sintomi cambiano radicalmente tra le due fasi.
Conseguenze della malattia del sonno non curata
Se non trattata, la malattia può provocare danni neurologici permanenti e persino la morte. Nei contesti in cui mancano strutture sanitarie adeguate, la diagnosi tardiva può essere fatale.
Nuove cure per la malattia del sonno: innovazioni nella ricerca scientifica
La ricerca medica sta facendo passi avanti. Oggi esistono farmaci più efficaci e meno tossici, e si studiano nuovi sistemi per controllare la popolazione di mosche tse-tse. L’obiettivo? Sradicare la malattia alla radice.
La narcolessia non è sinonimo di pigrizia, ma è una vera e propria patologia neurologica, non psicologica.
La malattia nervosa si potrebbe prevenire, secondo gli esperti. Come? Facendo un pisolino pomeridiano (anche nella pausa pranzo in ufficio) di almeno 15 minuti.
Buon riposo a tutti!

Giornalista Pubblicista…“curiosa al punto giusto”. Amante dei viaggi e della cucina. Come reporter ha esordito sul quotidiano Il Roma nel novembre del 2007. Ha collaborato con testate on line come: NapoliVillage.it, Julie News, NapoliToday.it, il Mattino, HuffPost, Blasting News. E’ sempre “on the road” a caccia di verità!



