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Armenia, il viaggio comincia da un calice: un weekend tra Yerevan e le vigne di Areni

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Ci sono bottiglie di vino che fanno venire voglia di prenotare un viaggio da sogno, senza pensarci due volte! Basta un nome mai sentito, un profumo dalle note orientali che incuriosisce, qualcuno che racconta delle proprie vigne con quella partecipazione che nessuna etichetta riesce a restituire. E se si tratta poi di un vino armeno, resistere a fare il biglietto per l’evento più atteso dell’anno è davvero difficile. Si comincia chiedendo che cosa sia l’Areni Noir e si finisce a cercare sulla mappa una valle a sud di Yerevan.

La capitale è il posto giusto da cui partire, soprattutto durante gli Yerevan Wine Days, il più grande festival del vino all’aperto dell’Armenia, dove per qualche giorno le strade del centro accolgono cantine, cucine e musica. Il calice passa da uno stand all’altro, mentre il viaggio prende forma: prima una città da conoscere, poi la voglia di raggiungere i luoghi da cui arrivano quei vini.

Yerevan Wine Days, quando la città si dà appuntamento per strada

Gli Yerevan Wine Days si svolgono nel cuore della capitale, tra le vie Saryan, Tumanyan e Moskovyan. Nell’edizione 2026, tenuta dal 5 al 7 giugno, l’ingresso era gratuito; per degustare occorreva acquistare un pacchetto con bicchiere e coupon. Il programma comprendeva assaggi, incontri con i produttori, abbinamenti gastronomici e musica dal vivo. Secondo gli organizzatori, nel 2025 il festival aveva accolto 180 mila visitatori. La prossima edizione è indicata sul sito ufficiale degli Yerevan Wine Days per il 4, 5 e 6 giugno 2027. Programma, prezzi e formule di degustazione andranno controllati prima di partire.

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La dimensione della festa impressiona, ma il motivo per andarci sta anche nei piccoli incontri, quelli che accadono davanti a uno stand, mentre si chiede perché un produttore abbia scelto proprio quel vitigno, da quale vigneto venga l’uva, come cambi il vino da un’annata all’altra. Una domanda tira l’altra e si trova il filo rosso con cui attraversare un Paese ancora poco familiare.

Due nomi da ricordare: Areni Noir e Voskehat

Per orientarsi tra le bottiglie partirei dall’Areni Noir, chiamato anche Sev Areni, e dal Voskehat. Il primo è uno dei vitigni a bacca rossa simbolo dell’Armenia; il secondo è tra i suoi bianchi più rappresentativi. L’ente del turismo armeno li indica entrambi come punti di riferimento per conoscere la produzione locale.

Il piacere viene nel confronto, perchè assaggiare due Areni di cantine diverse, per esempio, permette di fare domande più precise e capire quanto contino il luogo e le scelte del produttore. Anche chi conosce poco il vino può partecipare: basta dire che cosa è piaciuto e che cosa ha sorpreso…il resto verrà da sé. Tra un assaggio e l’altro potrete gustare il lavash, il pane sottile armeno, accompagna la tavola; la tolma può racchiudere il ripieno nelle foglie di vite; il khorovats porta con sé carne alla griglia, verdure ed erbe fresche. Una pausa gastronomica aiuta anche a rallentare e a scegliere con più attenzione il calice successivo per un abbinamento impeccabile.

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immagine generata con IA

Venerdì: il primo incontro con Yerevan

Per un weekend conviene arrivare il venerdì e dormire in centro, così sarà più semplice muoversi per girarlo tutto come si deve. Le prime ore le dedicherei a una passeggiata, lasciando che la città si presenti senza troppi appuntamenti.

Da Piazza della Repubblica si può proseguire verso il Teatro dell’Opera e raggiungere la Cascade, la grande scalinata da cui osservare Yerevan dall’alto. Il centro si presta agli spostamenti a piedi: una sosta al caffè, qualche deviazione, il tempo di capire dove tornare il giorno dopo.

La sera, verso Saryan, il festival diventa il primo vero appuntamento del viaggio. Guardate gli stand, scegliete una bottiglia che vi incuriosisce e cominciate da lì. È bello arrivare senza avere già deciso quale vino debba piacervi; a volte il ricordo più forte nasce proprio da una scelta fatta quasi per caso.

Sabato: passeggiare, assaggiare, tornare

Il sabato mattina è per la capitale: chi ama l’artigianato può visitare il Vernissage, tra oggetti, tessuti e stampe; chi preferisce l’arte può approfondire la zona della Cascade e del centro Cafesjian. Sono tappe suggerite anche dall’ente del turismo armeno.

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Nel pomeriggio si torna al festival con qualche nome ormai familiare da gustare nuovamente, ma questa volta sceglierei un percorso: i vini di una regione, un confronto tra bianchi, oppure soltanto vitigni locali. Fotografate le etichette che vi piacciono. Al rientro, saranno un promemoria più utile di una vaga nostalgia per “quel rosso buonissimo”.

Prima o poi incontrerete il nome Areni. La guida di Armenia Spirit ai festival del vino armeno racconta soprattutto la festa autunnale del villaggio omonimo. È un evento distinto dagli Yerevan Wine Days: nella capitale si festeggia a giugno, ad Areni in ottobre. Il villaggio e le sue cantine, però, possono diventare la tappa successiva anche di un viaggio estivo.

Domenica: andare incontro al paesaggio del vino

Areni si trova circa 120 chilometri a sud di Yerevan. Per raggiungerla e visitare i dintorni serve una giornata: organizzate un’auto con conducente o un’escursione e prenotate la degustazione. Se il volo di ritorno è presto, meglio aggiungere una notte piuttosto che vivere l’ultima parte del viaggio guardando l’orologio.

Lungo il percorso si può inserire Khor Virap, il monastero da cui, con buona visibilità, si ammira il monte Ararat. Poi si continua verso il Vayots Dzor, seguendo un itinerario che il portale turistico armeno propone proprio per unire patrimonio culturale e vino.

In cantina cambia il ritmo. Il produttore incontrato in mezzo alla folla lascia posto a una conversazione più lunga; il nome di una regione diventa un luogo concreto. Chiedete delle vigne, della vendemmia, di come viene lavorata l’uva. Ritrovare nel bicchiere un vino assaggiato a Yerevan, sapendo finalmente da dove arriva, dà al viaggio una continuità piacevole.

Nei dintorni merita attenzione la grotta Areni-1. Le analisi dei reperti hanno fornito prove della produzione di vino intorno al 4000 a.C. È una scoperta che apre una prospettiva vertiginosa: mentre noi contiamo le ore di un weekend, qui il rapporto tra uomini e uva si misura in millenni.

Se il tempo lo permette, proseguite verso Noravank, il monastero circondato dalle pareti rosse del canyon. L’ente del turismo suggerisce di abbinarlo ad Areni e alla grotta. Tra visite e trasferimenti, conviene selezionare le soste: una cantina, Areni-1 e Noravank possono già riempire la giornata.

Ottobre, l’altra stagione per partire

Chi preferisce il tempo della vendemmia può organizzare il viaggio intorno all’Areni Wine Festival. L’edizione 2026 è prevista sabato 3 ottobre, dalle 11 alle 20, con ingresso gratuito secondo il portale turistico ufficiale. Il programma annunciato comprende la pigiatura dell’uva, musica e danze; è disponibile anche un pacchetto souvenir a pagamento.

In quel caso darei al festival l’intero sabato, lasciando Yerevan o Noravank alla domenica. Due stagioni, due modi di avvicinarsi al vino armeno. In entrambi, tornerei a casa con poche bottiglie scelte bene e molte domande ancora aperte che, qualche mese dopo, mentre si stappa il vino con gli amici, fanno venire voglia di partire di nuovo…scommettiamo?

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