
Chiunque dica che le donne sono deboli ha paura della loro forza lo afferma Cassandra Clare. E oggi, c’è una domanda che prima o poi arriva: se sei una donna e fai qualcosa da sola, qualcuno ti chiederà perché.
Sei andata al cinema da sola? Ma non avevi nessuno con cui andare? Hai pranzato da sola? Come mai? Sei partita da sola? Addirittura?
A volte, non serve nemmeno che ti facciano la domanda, perché quello sguardo un po’ incuriosito, un po’ dispiaciuto, come se dietro quella sedia vuota davanti a te dovesse esserci per forza una storia triste…arriva da solo.
Stare bene da soli non significa non avere bisogno degli altri. Significa riuscire a vivere un viaggio, un pomeriggio libero, una passeggiata o anche un pranzo senza considerare l’assenza di compagnia come qualcosa che manca. È una condizione diversa dalla solitudine subita, che invece può far soffrire.
E, invece, non è successo proprio niente; avevi solo voglia di stare da sola. A me capita spesso negli ultimi tempi. E più passa il tempo, più mi accorgo di non sentire il bisogno di riempire ogni spazio della giornata con qualcuno. Posso prendere un caffè da sola in santa pace, oppure camminare per Napoli senza una meta precisa, entrare in un negozio a godermi un po’ di shopping in solitaria, fermarmi sul lungomare e andare a vedere qualcosa che mi interessa senza lo stress di fare tardi a qualche appuntamento. E non mi sembra di stare facendo qualcosa di particolarmente coraggioso. Sto semplicemente vivendo la mia giornata. Eppure, quando a fare certe cose è una donna, soprattutto una donna adulta, la solitudine sembra avere sempre bisogno di una spiegazione.
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Stare da soli e sentirsi soli non sono la stessa cosa
Il punto è che il problema nasce già dalle parole. Quando diciamo “è sola” e immediatamente immaginiamo una persona triste, che non ha amici, non ha un compagno, non ha nessuno da chiamare. Chi l’ha detto che stare da soli significa necessariamente sentirsi soli? Anzi. Ci sono state volte in cui mi sono sentita molto più sola in mezzo alle persone che durante una passeggiata fatta senza nessuno accanto. Credo sia capitato a molti di voi.

La solitudine che fa male esiste e non ha senso trasformarla in qualcosa di poetico. Ci sono persone che soffrono davvero perché non hanno relazioni, affetti o qualcuno con cui condividere la propria vita. Accanto a quest’ultima esiste anche un’altra solitudine: quella scelta.
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Intendo quella solitudine che vuoi quando hai voglia di uscire e non ti va di telefonare a cinque persone per trovare qualcuno disponibile, oppure quando vuoi vedere un film che interessa soltanto a te, quando hai bisogno di camminare senza parlare o, semplicemente, di mangiare qualcosa senza dover intrattenere nessuno.
Non c’è sempre un trauma dietro. Spesso, c’è soltanto voglia di stare un po’ con se stessi.
Una donna seduta da sola si nota ancora
Provate a immaginare questa scena: un uomo entra in un bar da solo, ordina qualcosa e si siede. Nessuno ci trova niente di particolare. Se una donna fa la stessa cosa, sembra immediatamente “la donna sola”. Non succede sempre, certo. E probabilmente, oggi, molto meno rispetto a venti o trent’anni fa. E meno male! Però, quella sensazione di sentirsi subito sotto la lente del giudizio altrui rimane. La noto soprattutto nei piccoli gesti.
Entrare da sola in un ristorante, per esempio, per molte donne continua a essere strano, non perché sia difficile ordinare un piatto senza compagnia, ma perché è complicato superare quella sensazione iniziale di essere osservate.
“Un tavolo per una?” Sì, per una. E finisce lì.
La prima volta magari tiri fuori il telefono e lo guardi, anche se non hai niente da guardare- quasi fosse una coperta- alemno, ti dà qualcosa da fare mentre aspetti. All’improvviso, l’imbarazzo si trasforma in entusiasmo e pensi “Sono venuta qui per rilassarmi e provare questi piatti deliziosi!”.
Ti guardi intorno per capire chi ti circonda, inizi a mangiare e pensi ai fatti tuoi. E, a dire il vero, ti diverti pure ad ascoltare involontariamente la conversazione del tavolo accanto- anche se non si dovrebbe fare. Dopo pochi istanti comprendi che alla gente, se sei sola o meno, interessa molto meno di quanto pensavi. E’ solo un “film mentale” tuo. Vivi, punto.
Perché sentiamo ancora il bisogno di giustificarci?
Per molte donne c’è un’abitudine difficile da perdere: quella di essere sempre in relazione con qualcuno (figlie, compagne, mogli, madri, amiche, colleghe). Se ci riflettiamo, gran parte della nostra vita viene raccontata attraverso i rapporti che abbiamo.
E, allora, una donna che decide di fare qualcosa senza aspettare qualcuno rompe, anche solo per qualche ora, quel meccanismo perché non sta aspettando il suo fidanzato, né sta organizzando una uscita con le amiche e così via. E’ semplicemente lì, seduta tutta sola a godersi il suo aperitivo o la sua pizza, perché voleva esserci. Punto. Sarà questo che ancora sorprende le persone. Problemi loro.
Ho smesso di aspettare che qualcuno fosse libero
E’ stato difficile per me iniziare a godermi il mio tempo in solitudine, perché ho dato quasi per scontato che certe esperienze avessero senso solo se condivise con qualcuno. In effetti, quando volevo visitare una mostra, cercavo un’amica interessata o se avevo voglia di fare una passeggiata, mandavo qualche messaggio, se mi veniva in mente di andare da qualche parte, iniziavo subito a pensare a chi avrei potuto coinvolgere. E quando nessuno poteva, molto semplicemente, rimandavo.
Poi, è cambiato tutto. Ho cominciato a chiedermi perché dovesse funzionare sempre così. Perché rinunciare a qualcosa che avevo voglia di fare solo perché quel giorno un’amica era impegnata, un’altra lavorava, o, semplicemente, nessuno aveva i miei stessi programmi?
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Devo essere sincera, nel momento in cui ho iniziato a fare davvero le cose da sola, è cambiato parecchio il mio modo di vivere il tempo libero. Oggi, se ho voglia di uscire, posso farlo anche da sola. Però, se c’è qualcuno con cui condividere quel momento e ho piacere che venga con me, tanto meglio. La compagnia resta un aspetto meraviglioso, ma quando è quella giusta: non è più il permesso che devo aspettare per fare qualcosa che desidero.
Con il tempo ho imparato a non scegliere di stare da sola perché non ho bisogno degli altri, ma a non rinunciare più a una parte della mia vita soltanto perché, in quel momento, gli altri non possono esserci.
Anche viaggiare da sole fa ancora discutere
Quando si parla di viaggi, però, la questione è diversa: nessuno si stupisce davvero se una donna dice di essere andata da sola a prendere un caffè, al cinema o a fare una passeggiata. Basta invece dire «sto pensando di partire da sola» e le reazioni non tardano ad arrivare. C’è chi ti chiede se non hai paura, chi è convinto che dopo due giorni ti annoierai e chi, quasi istintivamente, risponde: «Io non ce la farei mai».
Partire da soli significa ritrovarsi improvvisamente padroni del proprio tempo, anche nelle cose più insignificanti: svegliarsi presto oppure perdere un’ora in più a letto senza dover dare spiegazioni; cambiare programma mentre stai già camminando, fermarti davanti a un quadro molto più del previsto oppure attraversare una sala di un museo in trenta secondi perché non ti interessa affatto; scegliere dove mangiare senza iniziare quella trattativa infinita che conosciamo tutti e, se alle nove di sera sei stanca, tornare in albergo senza sentirti quella che sta rovinando la serata agli altri.
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Sono piccole libertà, niente di straordinario che rendono questo tipo di solitudine una vera ricchezza. Viaggiare da soli non è necessariamente meglio e non credo abbia senso raccontarlo come una prova di coraggio o di indipendenza, è di sicuro un modo diverso di vivere l’itinerario. Non è che uno parte da sola perché non ha trovato nessuno che l’accompagni, anzi, spesso la compagnia non è mancata affatto. Semplicemente, per una volta, abbiamo scelto la nostra di compagnia.
Il punto non è diventare donne che non hanno bisogno di nessuno
Parlare di indipendenza femminile non vuol dire che non si ha bisogno di nessuno- sfaterei questa immagine della donna forte, risolta, autonoma, che sembra quasi andare fiera del fatto di poter fare tutto da sola. Sarà che non mi ci riconosco, ma non è questo che intendo quando parlo del piacere di stare anche per conto proprio.
Anch’io ho bisogno delle persone, eccome e mi piace avere amici con cui parlare per ore, persone da chiamare quando succede qualcosa, qualcuno con cui ridere di una sciocchezza o condividere una giornata che è andata storta. Ci sono momenti che acquistano un altro sapore proprio perché accanto abbiamo qualcuno a cui vogliamo bene. E non vedo perché l’indipendenza debba richiedere di rinunciare a tutto questo o, peggio ancora, di fingere che non ci serva.
Nel tempo, però, ho capito un’altra cosa, cioè che posso desiderare profondamente la presenza degli altri senza sentirmi persa quando la stessa, per qualsiasi motivo, non c’è. Anche nelle relazioni sentimentali, dove la paura di restare soli qualche volta ci porta a sopportare situazioni che, viste con un po’ di distanza, non avremmo nessun motivo di accettare.
Sapere che la propria vita continua anche senza qualcuno accanto non rende più freddi e nemmeno meno capaci di amare. Al contrario, forse permette di capire meglio chi desideriamo davvero vicino, perché c’è una bella differenza tra restare con una persona perché la scegliamo ancora e restarci perché non sappiamo immaginare cosa faremmo senza.
A Napoli ho imparato anche questo
Me ne sono resa conto anche qualche giorno fa, mentre scrivevo un articolo su cosa fare a Napoli da soli, rileggendo le attività che avevo suggerito e mi è quasi venuto da sorridere: andare alla Pignasecca, prendere la funicolare per il Vomero, entrare alla Floridiana, passeggiare sul lungomare, fermarsi da qualche parte quando ci si stanca. Cose normalissime, che faccio anch’io e che non richiedono certo una particolare preparazione. Ottimo, stavo scrivendo un articolo per dire che si possono fare da soli! Dipende anche dal fatto che Napoli ha un rapporto piuttosto particolare con la solitudine: puoi uscire senza compagnia, ma essere davvero sola è un’altra faccenda.
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Mi è capitato più di una volta di uscire pensando di farmi una passeggiata per conto mio e di ritrovarmi poco dopo a scambiare due parole con una persona che non avevo mai visto. Una domanda, una battuta su qualcosa che sta succedendo in strada, un commento detto ad alta voce che finisce per coinvolgere tutti quelli che sono lì intorno. È una cosa molto napoletana e, anche se qualche volta può essere invadente, a me piace.
Camminare da sola, preferibilmente di giorno, per Napoli non mi ha mai dato una particolare sensazione di isolamento. Non devo scegliere tra stare da sola ed essere in mezzo agli altri. Le due cose, qui, riescono stranamente a convivere.
E se una donna fosse semplicemente lì da sola?
Ogni tanto, quando vedo una donna seduta da sola al tavolino di un bar, penso a quante storie siamo capaci di costruire nella nostra testa senza sapere assolutamente niente di lei. Quella donna starà aspettando qualcuno, oppure no; o ancora, potrebbe aver appena accompagnato i figli da qualche parte, essere uscita dal lavoro, avere un’ora libera prima di un appuntamento o essersi seduta semplicemente perché aveva voglia di bere un caffè in pace. Potrebbe essere single, sposata, innamorata, appena lasciata...noi che ne sappiamo? Non dovrebbe nemmeno interessarci.
Intanto, l’idea di una donna sola continua qualche volta a portarci automaticamente verso la mancanza di un compagno, di un’amica, di qualcosa da fare. Come se la presenza degli altri fosse la situazione normale e tutto il resto dovesse avere una spiegazione.
Non credo che a un certo punto si raggiunga una specie di illuminazione per cui non ci importa più nulla dello sguardo degli altri. Semplicemente, col tempo, gli si dà meno peso. E allora, quel pomeriggio vuoto può rimanere vuoto o potrei chiamare un’amica, uscire da sola, restare a casa, cambiare idea all’ultimo momento.
E’ meravigliosa la libertà di poter dire «oggi sono da sola» senza sentire subito il bisogno di aggiungere «ma sto bene». Non credete?

Giornalista Pubblicista…“curiosa al punto giusto”. Amante dei viaggi e della cucina. Come reporter ha esordito sul quotidiano Il Roma nel novembre del 2007. Ha collaborato con testate on line come: NapoliVillage.it, Julie News, NapoliToday.it, il Mattino, HuffPost, Blasting News. E’ sempre “on the road” a caccia di verità!
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