Fatti e misfatti

Rua Catalana, i Lattonieri in estinzione? Un’arte da non buttare via

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NAPOLI- Quante cose meravigliose possono prendere forma da una lamina di ferro o di latta, di rame o addirittura da un tubo di acciaio rimasto inutilizzato? Provate a chiederlo ai lattonieri napoletani, come gli storici artigiani dei metalli di Rua Catalana, nel Quartiere Porto e vi mostreranno caffettiere di rame dalla bellezza unica, lampade e lampioni che sembrano trasformare una semplice via in una ambientazione fantastica, proprio come quella del Mago di Oz.

Rua Catalana, via tutta da scoprire

I lattonieri sono i maghi dei metalli, perché riescono a dar vita a pezzi unici, affascinanti e senza tempo: un museo a cielo aperto, che avvolge il passante e lo rapisce estasiato. Eppure, incuria ed abbandono della storica strada di Rua Catalana, un tempo popolata da nobildonne e nobiluomini spagnoli che qui si recavano ad ammirare l’arte dei lattonieri catalani, poi percorsa da migliaia di turisti, ne hanno causato una lenta e sofferta agonia.

Era il 1343 quando la regina Giovanna I d’Angiò concesse ai lattonieri catalani una strada tutta loro per incentivare i commerci nel Regno di Napoli, ed ebbe un gran successo. Ed oggi, a otto secoli di distanza, che aria si respira percorrendo questa strada? Lungo la stretta Rua Catalana si aprono 6 botteghe di lattonieri, all’inizio degli anni ’80 erano circa una ventina,  che ogni giorno lavorano per una committenza ancora vivace e interessata a tutelare questa forma d’arte, che rischia di sparire per mancanza di manovalanza e giovani apprendisti. Perché?

Mancano i fondi per garantire a nuove leve retribuzioni adeguate. Una volta si tramandava l’arte di padre in figlio, ma i tempi sono cambiati ed i giovani, è cosa risaputa, vanno a caccia del posto fisso. Di questo passo cosa resterà di questo preziosissima arte della lattoneria?

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Il commercio d’arte a rischio estinzione in Rua Catalana

La voglia di andare avanti c’è sempre, come ha sottolineato Ciro Pepe, lattoniere artigiano della bottega “Artistic Sud”, innamorato da sempre di questo mestiere, ma mancano gli incentivi e il sostegno delle istituzioni per continuare ad alimentare la crescita di quest’arte: “Sono tantissimi i giovani, anche universitari, che ci fanno visita, affascinati ed incuriositi da questo tipo di artigianato. Questa estate abbiamo avuto una laureanda che ha seguito passo dopo passo la lavorazione delle lamiere fino alla loro trasformazione in utensili e suppellettili personalizzate- ed ha aggiunto- per noi è motivo di grande soddisfazione, soprattutto perché andiamo avanti con le nostre sole forze, fisiche ed economiche, ma sarebbe meraviglioso se le istituzioni ci dessero una mano per incentivare i giovani a proseguire questo mestiere, garantendo loro la possibilità di diventare apprendisti e promuovendo questa zona rimasta nell’ombra, ma pur sempre attiva”.

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E mentre il “mastro” Pepe parla, non si può fare a meno di restare incantati dalle teste di San Gennaro in rame e metallo, o dalle spiritose “sguesse” di Totò usate come fermacarte. Dietro ogni opera si nasconde un’emozione e una lavorazione di giorni, di ore spese a realizzare qualcosa che resti per sempre nella quotidianità di chi sceglie di acquistarlo.  I lavori sono realizzati su disegni dell’artista Riccardo Dalisi e poi vengono trasferiti su lamiere, che vengono battute e lavorate fino ad acquistare la forma richiesta. Il valore economico di questi gioielli d’arte va dai 10 euro fino ai 1000 euro e più. Pepe insieme ad un altro socio artigiano, Renato Reita, ha recuperato dei locali completamente inagibili e l’ha trasformati nella loro bottega, realizzando installazioni luminose per i Quartieri Spagnoli, crocifissi per importanti chiese partenopee ed altre opere di esposizione di rinomata fama.

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Si potrebbe fare molto in questa deliziosa via delle meraviglie di latta e di rame, specialmente in previsione delle feste natalizie. I lattonieri sono propensi a mettere la loro arte e creatività a disposizione della collettività, ma lanciano l’appello: “Salviamo tutti insieme quest’arte storica, non lasciateci soli”. E ora tocca alle Istituzioni rispondere, è in gioco il patrimonio storico-artistico di una Napoli senza tempo!

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