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Riforma Renzi Giannini, da precaria dico “No” al ddl 1934

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Mi sono sempre chiesta quale fosse il vantaggio dello studiare in “modo matto e disperatissimo”: dove mi avrebbe portata? Avrei davvero fatto la professoressa di Latino e Greco?  Ho sempre avuto una grande ammirazione per la figura del docente (almeno di quella che conoscevo da studentessa negli anni 80), tanto da volerlo diventare anche io un giorno…eh già, “un giorno”, che ormai sembra  allontanarsi sempre più dalla realizzazione, se consideriamo i 1500 cavilli burocratici, i decreti, gli emendamenti e le riforme che si sono messe in mezzo in questi anni.  Se c’è un settore della vita che ha subito più cambiamenti e rivoluzioni, quello è la scuola, almeno in Italia.

Riforma Renzi Giannini, ecco come uccidere la scuola

Parliamoci chiaro, il nuovo ddl 1934 stravolge tutto, di nuovo, a cominciare dal preside, che ormai è equiparabile a Flavio Briatore per le nuove doti di manager e per le decisioni che dovrà prendere, come quella di chiamare gli insegnanti in base al curriculum e non per l’esperienza e gli anni di insegnamento. Insomma, diciamolo: una volta vogliono persone con l’esperienza, un’ altra volta vogliono quelle con i titoli. La domanda sorge spontanea: “Se non iniziate a far lavorare queste persone, l’esperienza da dove la prendono? E chi non ha i soldi per accumulare master su master, corsi di perfezionamento ed altre “cavolate” spilladenari simili, che fa? Va a rapinare una banca?

Solo “buchi neri” nella riforma Renzi Giannini e la “buona scuola”

Intanto, il nostro Presidente del Consiglio, alias Matteo Renzi, continua a dire che  “la riforma della buona scuola porta tante cose chieste e date ai professori e anche qualche polemica e protesta”. Già, la riforma della Buona Scuola (che a me sa tanto di “parolaccia ed insulto” considerata in questi termini), targata Renzi-Giannini, un binomio che i posteri dovranno studiare a scuola, se quest’ultima esisterà ancora,  sta gettando più malcontento che speranza.

Tfa, Pas e master: a che servono ora?

Fino all’anno scorso, se non avevi superato il Tfa,  ti “attaccavi al tram” nell’attesa di una chiamata dalle graduatorie di Terza Fascia, ma nel frattempo accumulavi punteggio in una delle tante scuole private “sanguisughe” . Forse potevi sperare in un Pas che ti avrebbe aperto una “porta di servizio” per il Paradiso Scuola, ma oggi? Che cosa ci resta da fare? A cosa possiamo aspirare? Chi non ha avuto “la botta di fortuna” di superare il Tfa, ma ha comunque accumulato punteggio in questi anni tra sacrifici, intemperie meteo e una “enorme dose” di pazienza,  potrà essere assunto, o meglio, potrà sottoporsi all’ennesimo bando di concorso (emanato giusto per sedare le masse di precari, me compresa!) ed aspirare a sentirsi finalmente “collocato”? O resterà in un limbo spazio-temporale senza fine…

La buona scuola di una volta non esiste più

Oggi, 5 giugno 2015, in tutta Italia ci sono proteste e fiaccolate di precari ed aspiranti prof (che poi è pure poco carino definire così la categoria, perché dopo un diploma, due lauree e tre anni e più di insegnamento privato sono più prof loro che quelli entrati negli anni 60/70, senza offesa!), che indossano qualcosa di rosso e sono uniti contro questo ddl 1934, che sa tanto di ennesima “presa per i fondelli”.  Perché? Discorso del preside a parte, quello che lascia “perplessi” è la valutazione diretta degli insegnanti dal comitato dei genitori degli alunni: una specie di Tribunale della Santa Inquisizione Scolastica che decreta il rogo per i prof meno meritevoli? Non saprei, potrebbe essere sicuramente un modo per stanare quei “raccomandati” incompetenti , ma saccenti, che hanno soffiato il posto ai meritevoli, ma allo stesso tempo potrebbe scoperchiare un vaso di Pandora incontenibile.

La riforma Renzi Giannini? Tutta da rifare!

 

Una protesta più che lecita: la scuola di Renzi-Giannini sembra essere una rappresentazione manageriale di impresa. “Nessuno vuole essere un colletto bianco, preferiamo il grembiule”. Carlo Magno si starà rivoltando nella tomba, Federico II si sarà pentito di aver costruito il sistema universitario, ma soprattutto a piangere di più sarà Dante Alighieri, perché? In un sistema scuola così riformato, gli studenti parleranno sempre meno italiano, preferendo il linguaggio aziendale dei giochi di ruolo. E i prof? Solo dei “capi reparto” in mobilità continua, senza una fissa dimora e poche certezze. Chiudiamo questa azienda ancor prima di aprirla, per piacere!



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