Fatti e misfatti

Paperoni italiani di buon cuore: donazioni anonime in aumento

donazioni

Anche i ricchi hanno un cuore. A quanto pare sono ben il 91% i supermilionari disposti a mettere mano al portafogli per aiutare chi ha più bisogno. Ricchi fuori, ma anche dentro questi benefattori anonimi -(nessuno vuole essere identificato, né ama ricevere onori pubblici), in pieno rispetto del noto detto popolare “fai bene e scordati”, ovvero il vero bene è quello che non viene pubblicizzato- che ogni anno lasciano generosissime donazioni ad enti e associazioni per bambini, donne maltrattate ed emarginati. Non tutti nascono con la camicia, ma quelli che ne hanno due in più le concedono senza riserve: vale a dire che in un’Italia abbandonata a se stessa c’è chi decide di far sentire la sua indole di italiano dal gran cuore.  A confermarlo è la fotografia comportamentale scattata dall’ Unhcr in collaborazione con il Gruppo Kairos (esperta nel private banking).

Donazioni a bambini e disabili



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Ogni anno crescono i numeri delle donazioni arrivando a superare i 10mila euro annui. E c’è chi regala oltre i 100mila euro all’anno. Se da un lato albeggia l’ombra della crisi, dall’altro ci pensano gli High Net Worth italiani (ovvero chi supera il milione) a risollevare le sorti di molti. Mai disperare, dunque? I dati vanno letti con attenzione e senza troppi “grilli per la testa” come hanno messo in guardia gli stessi analizzatori dell’Unhcr, in quanto in Italia la forma mentis delle grandi donazioni non è ancora diffusa, soprattutto se la paragoniamo a quanto avviene negli Stati Uniti.  La bontà va incoraggiata e lo si può fare migliorando i benefici fiscali di chi si mostra generoso verso gli altri. I dati raccolti hanno evidenziato che questi benefattori italiani operano in nome di una tradizione secolare che si tramanda di generazione in generazione nel ramo familiare e in conformità a grandi valori religiosi.  Le cause umanitarie che attirano maggiormente l’attenzione di questi paperoni nostrani sono soprattutto legate alle donne vittime di violenze e vessazioni, ma anche ai bambini malati, un po’ meno ai rifugiati che ottengono solo un 2% in più rispetto al 2014.



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