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Overtourism a Napoli: tutta colpa dei social e degli influencer?

overtourism napoli

No, non è “tutta colpa” dei social e degli influencer, però oggi sono il megafono che rende l’overtourism a Napoli più veloce e più concentrato. Se vivi qui, o ci passi spesso, lo senti subito: Napoli piena di gente, vicoli intasati, mezzi che non avanzano, rumore, rifiuti, e quella sensazione di stare sempre “in mezzo”, anche quando devi solo fare una commissione. E il nervo scoperto è questo: tanta gente, sì, ma non sempre un turismo che lascia valore nel quartiere.

Spesso è turismo mordi e fuggi: mangia, filma, posta, riparte. Arrivano a frotte con quei numerosi ed enormi autobus turistici, scendono su via Marina e da lì iniziano la loro processione a piedi per le vie del centro: zaino in spalla, panini e acqua portati dalle proprie città e sono pronti ad affollare le strade per uno struscio fino alle ore 21, quando gli stessi autobus tornano a prenderli. Ebbene sì, questa è la solita storia che si ripete ogni “santo” weekend di festa o meno.

Napoli invasa da turismo “mordi e fuggi”

Nel frattempo tu perdi tempo, spazio, pazienza. Non è romanticismo, è fatica: uscire di casa e trovare la strada occupata, tornare dal lavoro e dover zigzagare tra gruppi fermi per una foto, rinunciare a un caffè “al volo” perché il bar è diventato una tappa da selfie. Quando questo succede ogni weekend, l’overtourism Napoli smette di sembrare un tema da convegno e diventa una questione di respiro. Così cresce anche la turismofobia a Napoli: non perché odi i visitatori, ma perché ti senti ignorata, come se la città fosse stata affittata a ore.

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E sì, alla fine sembra che i residenti napoletani in trappola siano l’unica parte che non ha voce. Ed anche io sono tra “le topine in trappola” nella propria tana, nel proprio quartiere. E, credetemi, sono felice che la mia Napoli sia tanto ricercata ma in questi termini, però, non se ne può più. Ci vuole uno stop! Rivoglio i miei spazi di libertà. Basta instagrammare Napoli rendendola il “paese dei balocchi” dove tutto è lecito e dove tutto è possibile.

Overtourism a Napoli: perché il centro storico esplode

Overtourism natalizio e città sotto pressione

L’overtourism a Napoli non è solo “tanti turisti”, è tanti turisti nello stesso punto e nello stesso momento. Il centro storico è un imbuto naturale: strade strette, marciapiedi piccoli, flussi continui, e servizi che non sempre reggono i picchi. Se poi ci metti weekend lunghi, voli low cost e la voglia di “fare tutto in un giorno”, l’effetto è una folla che si muove come un’onda e blocca tutto. A dicembre diventa più evidente: l’overtourism natalizio trasforma alcune zone in un corridoio dove si cammina a passo d’uomo, e il centro storico di Napoli invaso dai turisti diventa quasi una regola, tra San Gregorio Armeno, via dei Tribunali e i passaggi più stretti. Qui non è solo fastidio: è logistica.

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Chi abita deve passare, consegnare, lavorare, portare i figli a scuola, far salire un anziano in auto. Ma quando lo spazio è saturo, ogni cosa semplice si complica, e pure un’ambulanza o un carico diventano un problema. Napoli finisce sotto pressione: trasporti, pulizia, sicurezza percepita, e perfino il rapporto tra vicini. Il problema non è la città amata, è la città spremuta sempre negli stessi metri quadri. E quando piove o fa caldo, la situazione peggiora e il nervosismo sale.

Overtourism a Napoli e social: come nasce la Napoli distorta dai social

Geotag, trend e turismo mordi e fuggi

I social non inventano Napoli, ma spesso la schiacciano in un format. Un video breve, un geotag, una canzone, e la città diventa una lista di tappe obbligate: “qui devi fare questa foto”, “qui devi assaggiare quello”, “qui devi toccare quest’altro”. È così che nasce la Napoli distorta dai social: non la città vera, con tempi diversi e quartieri diversi, ma quella che rende bene in camera.

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Il meccanismo è semplice: un luogo diventa virale e, il giorno dopo, trovi decine di persone ferme nello stesso punto a rifare la stessa inquadratura. Non è più visita, è replica, e l’algoritmo premia proprio ciò che è già riconoscibile. Gli influencer accelerano questo effetto perché spostano masse su poche coordinate, e spesso senza raccontare il contesto: che quel vicolo è una strada di casa, che quel portone è l’ingresso di chi vive lì, che quella piazzetta non è un set.

napoli turismofobia

Poi arrivano le domande, quelle che vedi ovunque: come evitare la folla a Napoli, quali sono gli orari meno affollati, quali sono le attrazioni meno conosciute, come mangiare bene senza fare un’ora di fila. Tradotto: la gente sa che sarà un bagno di folla, ma viene lo stesso, perché il trend chiama. La responsabilità è anche delle istituzioni cittadine che permettono ai turisti di invadere Napoli. Non c’è un limite all’accettazione degli autobus turistici, non c’è una tassa di entrata adeguata a regolare il flusso di visitatori e…c’è chi pensa ad organizzare solo concerti e festicciole per attirare ancora più gente. Se ami Napoli, la proteggi, non la dai in pasto a chiunque per fare notizia.

Overtourism a Napoli: non è solo colpa degli influencer

Affitti brevi, regole e turismofobia a Napoli

Dare la colpa agli influencer è comodo perché è facile: hanno un volto, un profilo, un video da prendere di mira. Ma l’overtourism a Napoli cresce soprattutto quando la città non ha strumenti chiari per gestire i flussi e proteggere chi ci vive. Una miccia enorme sono gli affitti brevi: meno case per residenti, più alloggi per chi resta due notti, e il quartiere cambia pelle. Non è solo economia, è vita quotidiana: scale che diventano “hotel verticali”, rumori a ogni ora, prezzi che rendono difficile restare, studenti e famiglie che si spostano più lontano.

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Poi c’è la monocultura del centro: se tutta la comunicazione spinge sempre gli stessi luoghi, la folla si concentra lì, e il resto resta fuori dal racconto, come se non fosse Napoli. In mezzo ci finisce la città reale, quella che deve funzionare: regole su suolo pubblico, bus turistici, decoro, gestione dei rifiuti, controlli che non possono essere solo “a emergenza”. E quando la convivenza si spezza, arriva la parola che fa paura: turismofobia a Napoli. Non è odio gratuito, è una reazione a sentirsi ospiti a casa propria. In questo clima, parlare di “benefici” senza guardare ai costi crea solo rabbia.

Uscire dal loop: Napoli vivibile per chi ci abita e per chi arriva

Come evitare la folla a Napoli senza perdere la città

Se restiamo bloccate sul duello “social sì, social no”, non ne usciamo. La domanda più utile è: che turismo vogliamo, e come lo rendiamo vivibile? Perché l’alternativa non è chiudere Napoli, è smettere di trattarla come un set. Serve distribuire meglio: rendere normale chiedersi cosa vedere a Napoli fuori dal centro storico, spingere musei e quartieri meno battuti, e usare trasporti e segnaletica per spostare i flussi. Anche chi comunica la città può fare la sua parte: raccontare orari e percorsi, evitare di spingere sempre lo stesso punto, spiegare che “andare presto” non è un trucco, è rispetto.

E anche chi arriva può scegliere meglio: se ti chiedi il periodo migliore per visitare Napoli, spesso la risposta è fuori dai picchi; se vuoi la cucina di Napoli senza la folla, cerca la trattoria di quartiere e non quella col cartello “viral”; se vuoi respirare, fai anche un’escursione di un giorno da Napoli e poi torna con calma. Intanto la città dovrebbe smettere di vivere di rincorse e iniziare a gestire: prenotazioni dove serve, percorsi alternativi, zone pedonali pensate bene, e regole sugli affitti brevi. Napoli può accogliere, ma non può essere compressa.

Finché la città resta sotto pressione, i residenti napoletani in trappola continueranno a pagare il conto. E sinceramente, siamo stanchi di un conto salato senza nemmeno aver potuto godere la bellezza della nostra città! Stop al turismo selvaggio, stop agli influencer che vendono ogni scatto per un like o un follower!

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