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Marco Restucci,aperitivo al jazz con gli studenti del Pontano

Marco Restucci Dioniso a New Orleans

NAPOLI- Il 30 Aprile è la Giornata Internazionale del Jazz, celebrata come Jazzesco International Jazz Day: 20 regioni e oltre 20 eventi da Nord a Sud.

Che cos’è il jazz?

Una musica interculturale, collettiva, emozionante, libera. Quale modo migliore per farsi strumento di comunicazione tra i giovani favorendo scambi e relazioni senza differenze di colore, razza o geografia? Il jazz unisce il comune sentire di chi vuole dare voce all’anima a ritmo di musica.

E anche a Napoli sono i giovani a lasciarsi incuriosire e travolgere dai ritmi dello swing. L’Istituto Giovanni Pontano di Napoli ha ospitato presso i locali di Palazzo Cariati (in Corso Vittorio Emanuele, 581) l’aperitivo musical letterario con lo scrittore Marco Restucci, che ha presentato nel corso della serata il suo libro “Dioniso a New Orleans”, edito da Albo Versorio. Restucci è anche musicista e giornalista pubblicista, ha una laurea in Lettere e Filosofia, unitamente ad una passione per lo studio del Jazz.

Marco Restucci aperitivo con gli studenti dell’Istituto Pontano

La performance è stata accompagnata dalle letture degli studenti della Pontano Music Academy: Benedetta Sparano, Enrichetta Jannotti Pecci e Riccardo Buongiovanni supportati al pianoforte dal giovanissimo Giuseppe Cardarelli. La passione per lo studio si unisce alla scoperta dei talenti musicali e cinematografici, obiettivi alla base della pedagogia ignaziana. La serata è stata coordinata da Cicci Serra, presidente della Pontano Music Academy in collaborazione con Giovanna Callegari, docente di Storia e Filosofia.

giuseppe cardarelli pontano

Riccardo Buongiovanni e Giuseppe Cardarelli, studenti del Pontano

Un piacevole excursus sulla storia del jazz, una melodia nata dai dolorosi canti degli schiavi africani condotti nelle Americhe, trasformata in seguito in un colorato e coinvolgente genere musicale popolare che ha consacrato alla storia della musica geni quali Buddy Bolden, Jelly Roll Mortai, Joe Oliver, Louis Armstrong.

Restucci ha sottolineato come le radici del Jazz possano in qualche modo ricollegarsi all’interrogativo posto da  Nietzsche nella sua riscrittura della prefazione a “La nascita della tragedia”: “come dovrebbe essere fatta una musica che non fosse più di origine romantica, come la tedesca, – bensì dionisiaca?”. La risposta è nell’oscurità di quei ritmi e suoni misteriosi, accompagnati da danze, che nella fisionomia strutturale potrebbero richiamare all’estasi di antichi riti religiosi legati al culto di Dioniso, se non anche a forme preletterarie latine quali il Carmen Saliare e quello Arvale. Il jazz ha molti tratti in comune con queste forme rituali: la tonalità, il ritmo, la percussione.

Marco Restucci analizza il jazz di New Orleans

Laddove nell’antichità greco latina si utilizzavano mani e piedi battuti a ritmo ternario, il jazz sostituisce la washboard, ovvero la tavoletta usata dalle donne per lavare i panni: appesa al collo o portata a braccio, tale strumento viene strimpellato per accompagnare il ritmo della voce e le movenze del corpo.

da sinistra a destra: Cicci Serra, Marco Restucci e Giovanna Callegari

 

Il jazz a New Orleans trova il suo habitat perfetto e si snoda nelle variegate barberie della città, colorandosi di folklore e dando vita a quella forma musicale contaminata da swing, bebop, ragtime e blues arrivata fino ai giorni nostri.

Leggendo le pagine di Dioniso a New Orleans si ha una visione completa del quadro genealogico del jazz, dei suoi antichissimi avi e del suo momento più forte nella storia dei popoli.

 

 

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