Il Museo del Cammeo, gioiello di Via Tribunali a Napoli

museo del cammeo napoli via tribunali

Che cos’è un cammeo? Avete presente quel gioiello che le vostre nonne hanno lasciato in eredità alle vostre mamme e a loro volta l’hanno lasciato a voi? Bene, il cammeo è un monile ricco di significato, che racchiude secoli di storia. Ne ho avuti tra le mani anche io un paio, di quelli piccoli e deliziosi da appendere al collo, che mia nonna mi ha lasciato insieme alla sua collezione di bottoni antichi.

Non sempre siamo in grado di apprezzare la bellezza del passato che conserva immutata la sua magia unica. E così a distanza di anni, mi sono ritrovata faccia a faccia con un cammeo.

E’ un gioiello che si ottiene dall’incisione di una conchiglia o di una pietra calcarea. La lavorazione di questo particolare ed antichissimo monile si chiama glittica e consiste nel rappresentare scene mitologiche, o divinità, su pietra. Quest’arte risale all’antica civiltà Micenea in Grecia, e così si diffuse anche a Creta e a Cipro.

Chi ha il piacere di passeggiare lungo via Tribunali a Napoli si troverà a passare davanti al piccolo Museo del Cammeo al civico 115, attirati dalla passione e dalla minuzia dell’arte del maestro del cammeo e del corallo, Vincenzo Nocereto.

L’arte della glittica l’ha appresa quando aveva solo 6 anni da suo padre e da allora non ha mai smesso di intagliare e incidere conchiglie e pietre, realizzando dei veri e propri capolavori. Osserva il turista ed il passante curioso (un po’ come me) e invita sorridente ad assistere al miracolo della trasformazione di una semplice pietra o conchiglia in un gioiello unico, splendente e ricco di leggenda.

Quanto tempo ci vuole per fare realizzare un cammeo?

Il maestro Nocereto risponde con estrema sincerità e con quella sicurezza tipica di chi ha alle spalle un’esperienza infinita in quest’arte: “Per incidere un cammeo ci vuole dalle tre alle cinque ore, ma alle volte, è richiesto un tempo più lungo che può durare mesi, o addirittura anni, poiché tutto dipende dall’ispirazione, dalle caratteristiche del materiale e dal tipo di monile che si vuole realizzare”.

E mentre il maestro spiega la sua affascinante passione, sotto i miei occhi si lasciano ammirare deliziosi cammei di ogni sorta: scene d’amore, figure femminili, paesaggi ameni, divinità greche.

I prezzi dei cammei? Difficile stabilirlo. Eh sì, perché c’è davvero tantissimo lavoro e tanta pazienza dietro ogni singolo pezzo. Ognuno ha il suo valore e dunque il suo costo, poi, diciamocelo francamente, dipende anche dal materiale sul quale si lavora. Per chi vuole farsi un’idea, si va dai semplici 20 euro fino ai 2000mila euro.

Che significato ha il cammeo?

Tutti i gioielli di questo tipo presentano la raffigurazione di un volto femminile. Chi è colei che lo ha ispirato? Il maestro Nocereto ha svelato che dietro questo volto si celerebbe quello di una Musa, che incantò un marinaio durante la sua sosta nel porto partenopeo. E così, invaghitosi profondamente di quel viso, il marinaio iniziò a intagliarlo sul dorso di una conchiglia per non dimenticarlo mai più. E da allora, i cammei recavano l’immagine di una donna, simbolo della Musa, o di una Sirena, legato alla magia dell’amore.

Non sono l’unica che si lascia conquistare da questa deliziosa tappa nel cuore dei Decumani. Il Museo del Cammeo è già un trionfo sui social, conosciutissimo in tutto il mondo grazie a Facebook ed Instagram, è protagonista al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) dal 20 al 25 marzo con dei workshop e la possibilità di conoscere la storia del cammeo.

museo del cammeo napoli

Al piano superiore del Museo del Cammeo c’è l’esposizione di conchiglie meravigliose, la descrizione minuziosa dei processi di lavorazione e una serie di postazioni, presso le quali ogni mercoledì a partire dalle ore 15 si svolgono delle vere e proprie lezioni di cammeo, aperte a tutti, tenute da Maria Cerqua, la titolare del Museo, che ha scoperto quest’arte e ha deciso di promuoverla per non lasciarla cadere nell’oblìo della modernità.

Quando nasce il Cammeo partenopeo?

Nel 1800 a Torre del Greco si sviluppò la produzione di questi gioielli che furono riprodotti su coralli. Erano tantissime le conchiglie provenienti dall’Africa. La storia del cammeo si intreccia con quella del corallo. Sardonica, corniola, pietre calcaree sono le preferite per la lavorazione del cammeo.

il museo del cammeo napoli

Le conchiglie dai fondi rosa , salmone e marrone vengono da mari lontani e sono delle specie Cassis, come la sardonica di colore marrone bruno; la corniola rossastra, la cassis cornuta detta arancio, la malachite.

Come si lavorano le conchiglie

Una volta ben chiara l’immagine che si vuole andare a incidere si procede alla scoppatura, ovvero un procedimento con il quale si taglia la coppa, la parte convessa della conchiglia, quindi si procede alla segnatura e alla sagomatura che formano i contorni del cammeo. Infine, si effettua l’aggarbatura che dà alla conchiglia la forma desiderata. A questo punto i pezzi sono sottoposti alla messa in pece e scrostatura, si lucida e sgrassa.

museo del cammeo napoli

Nel Rinascimento il cammeo partenopeo conosce il suo apice. E da allora tutte le donne, per tradizione, hanno ricevuto in eredità dalle proprie nonne un cammeo da indossare per conquistare il cuore di chi desideravano.

Una leggenda che non morirà mai, proprio come questa splendida arte!

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