Pillole di benessere

Il morbo di Parkinson si può combattere, novità in campo medico

Il morbo di Parkinson fa paura. E’ ancora uno sconosciuto per molti affetti da tale patologia, inconsapevoli vittime di se stesse. Quando un paziente rifiuta di andare dal neurologo, non appena si accorge di non aver più equilibrio, o di camminare male con passi lenti e incerti e sentire un certo tremore agli arti inferiori, come se il cervello non desse più corretti segnali di comando, allora significa che il morbo di Parkinson è già in corso. E bisogna correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

Morbo di Parkinson sintomi iniziali

Il morbo di Parkinson non perdona, anche se si ricorre a farmaci inibitori per sbloccare le cellule moribonde del cervello. Sappiamo benissimo che tutta la nostra vita è retta dal cervello, organo supremo dei movimenti del corpo. Il soggetto colpito da questa forma degenerativa dei neuroni celebrali appare una persona invalida, presenta una postura tendente verso una sola parte del corpo ,non ha più il senso dell’ olfatto, si stanca facilmente, non riesce a muoversi, non riesce a scrivere se non tremando, ha problemi intestinali, non riesce a dormire la notte. La postura di alcuni ammalati è spesso ricurva in avanti con le braccia tremolanti, che ormai non riescono più a reggere gli oggetti, per cui vestirsi e lavarsi da soli è quasi impossibile.

 

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Morbo di Parkinson cause e predisposizione

Non è detto che questa malattia sia imputabile solo dalla vecchiaia, perché chi si trova nella fascia d’età compresa tra i quaranta ed i sessanta potrebbe ammalarsi lo stesso di Parkinson. E’ una patologia ereditaria? Secondo i medici ed i ricercatori non è un passaggio di padre in figlio, però ci sono casi particolari in cui la predisposizione genetica può influire sullo sviluppo della malattia.

Morbo di Parkinson cura possibile?

La malattia può dipendere anche dagli stili di vita di ciascun soggetto, dall’alimentazione e dall’ambiente in cui vive. Attualmente, esistono molte cure per non far progredire il Parkinson: se n’è occupato un gruppo di ricercatori dell’ Istituto di neuroscienze del CNR e ospedale San Raffaele di Milano, che è riuscito a trovare un nuovo inibitore per evitare di portare accumulo dei depositi tossici nel cervello.

Cure sperimentali per il morbo di Parkinson

Ad aprire uno spiraglio di speranza su questa patologia è la ricerca pubblicata da Science e Molecular Therapy, le due riviste scientifiche che riportano i grandi passi avanti compiuti dai ricercatori. Una di queste è Vania Broccoli, ricercatrice al Cnr di Milano che ha compiuto i suoi esperimenti su un topo, riuscendo a ridurre i depositi tossici, che portano alla morte dei neuroni del cervello e quindi al sorgere del Morbo di Parkinson. Mentre al Northwestern University hanno sperimentato gli antiossidanti come preventiva forma del Parkinson.

In ogni caso la strada è ancora lunga e ricca di ostacoli per debellare questa malattia subdola. E quando emerge non si può fare altro che curarla nel migliore dei modi e con l’aiuto dei propri cari senza perdere la speranza.

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