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I gabbiani di Napoli, i veri padroni della città

gabbiani sui tetti di Napoli
Foto di Apollonia- Pexels

Il gabbiano che vola più alto è quello che vede più lontano

Richard Bach, Il gabbiano Jonathan Livingston.

C’è chi Napoli la vive dal basso, camminando tra vicoli, piazze e lungomare, e chi invece la osserva dall’alto, come se conoscesse a memoria ogni terrazzo, ogni cornicione, ogni campanile. Sono i gabbiani, e forse sono loro i veri padroni della città. Non chiedono permesso, arrivano, si sistemano sul tetto di un palazzo e guardano il mondo con quell’aria un po’ arrogante di chi sa di essere a casa propria. Noi, in fondo, siamo solo gli inquilini.
Sentinelle sopra i tetti


Basta alzare gli occhi per accorgersene, li vedi sostare sui palazzi del centro, sui tetti del Vomero, vicino al porto, lungo Santa Lucia. Queste creature alate passeggiano sulle tegole come se stessero facendo il giro d’ispezione della loro proprietà, restano immobili per minuti interi a fissare il traffico, le persone, il mare in lontananza, e poi all’improvviso spalancano le ali e spariscono dietro un edificio. A Napoli, il gabbiano non appartiene più soltanto al mare perché è diventato un animale di città.

Lo incontri lontano dalla costa, mentre sorvola una strada trafficata o si posa tranquillo sul tetto di un condominio, ultimamente gira spesso tra i rifiuti a caccia di qualcosa di gustoso da mangiare, come un pezzo di pizza. E quando lo vedi scivolare tra due palazzi succede una cosa curiosa: anche nel cuore più caotico della città, per un attimo, ti ricordi che il mare è lì, a due passi. Napoli ha questo privilegio enorme. Il mare puoi anche non vederlo, ma è quasi impossibile dimenticarlo. E spesso sono proprio loro a ricordartelo.

La sveglia napoletana

Chi abita vicino al mare conosce bene quel verso, che arriva quando la città dorme ancora, prima dei motorini, prima dei clacson, prima che le serrande dei bar comincino a sollevarsi. In quelle ore Napoli ha una colonna sonora tutta sua, e sono i gabbiani a suonarla, gridando dai tetti mentre la luce giallo-arancio del mattino si fa strada piano piano tra i palazzi.

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Non sempre è un richiamo delicato, anzi. Alle cinque del mattino, quando avresti voluto dormire ancora un’ora, definirlo poetico sarebbe un bel po’ generoso. Eppure, quel suono appartiene profondamente a questa città. Basta affacciarsi alla finestra, ancora mezzi addormentati, per capire cosa stanno annunciando: il giorno sta cominciando. E nelle mattine limpide, credetemi, lo spettacolo vale ogni minuto di sonno perduto.

Napoli all'alba del mattino
Pexels foto di Kelly

Quando il sole nasce sul Golfo

Alcune albe sembrano immortalare Napoli mentre trattiene il respiro. Perché? Semplicemente per il fatto che il cielo cambia colore lentissimo: prima si schiarisce, poi si tinge di rosa, d’arancio, a volte quasi di viola. Il profilo del Vesuvio è ancora scuro, il mare comincia a catturare la luce, e loro sono già in volo. Attraversano quella scena senza sapere, naturalmente, quanto sia bella ed è proprio questa inconsapevolezza a renderli così affascinanti.

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Per noi un’alba sul Golfo è un momento da fotografare, da ricordare, da raccontare; per loro è soltanto un altro giorno. Volano, cercano cibo, litigano, si inseguono, si fermano sui tetti e, senza volerlo, finiscono per diventare parte del quadro. Provate a immaginare il lungomare senza il loro verso, o il cielo sopra Castel dell’Ovo completamente vuoto. Mancherebbe qualcosa.

Nel bene e nel male

Chi vive a Napoli sa che la convivenza con i gabbiani ha anche un lato molto meno romantico perché sono rumorosi e possono diventare aggressivi quando difendono il territorio o i piccoli, rovistano nei rifiuti e, anno dopo anno, hanno conquistato spazi urbani dove un tempo era raro incontrarli.

gabbiani sui tetti di Napoli
Foto scattata da Valeria Russo, tetti di Napoli

Il rapporto tra la città e i suoi gabbiani, insomma, non è sempre una cartolina; c’è chi li ama e chi li considera una presenza invadente, e probabilmente hanno ragione entrambi. Napoli è anche questo: una città in cui la natura continua a infilarsi negli spazi urbani senza chiedere troppi permessi. Lo fa il mare, che compare all’improvviso in fondo a una strada. Lo fa il Vesuvio, che entra dalle finestre delle case. E lo fanno questi grandi uccelli bianchi, che hanno imparato a vivere tra cemento, antenne e terrazzi.

Napoli vista da lassù

Ogni tanto mi chiedo cosa vedano da lassù queste simpatiche isteriche creature. Di sicuro, ammirano una Napoli diversa da quella che conosciamo noi, una città fatta soprattutto di tetti, di terrazze piene di piante e panni stesi, di cupole e campanili, di piccoli attici nascosti e cortili che dalla strada non riusciremo mai a scorgere. E poi, ovviamente, si godono il mare.

gabbiani padroni di Napoli
Pexels-Onur Coskun

Dev’essere strano guardarla così, senza traffico, senza salite, senza parcheggi impossibili, per attraversarla ai gabbiani basta aprire le ali: dal porto al centro storico, dal lungomare alle colline, dal Vesuvio fino alle isole, che nelle giornate limpide sembrano lì, a portata di mano. Quando ne vedo uno fermo sul tetto davanti alla mia finestra, mi sembra sempre che abbia quell’aria un po’ superiore, come se sapesse qualcosa che a noi sfugge.

I veri padroni di Napoli

Napoli ha avuto re, dominazioni, eserciti e governatori, ha visto passare dinastie e rivoluzioni, ma i gabbiani, imperterriti, continuano a presidiare i tetti. Questi uccelli singolari e di carattere non conoscono i confini tra i quartieri, non sanno dove finisce Chiaia e comincia Mergellina, non hanno idea di quanto costi una casa con vista mare. Loro quella vista ce l’hanno da sempre, e gratis.

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Anche per questo che ci strappano un sorriso perché mentre noi corriamo, lavoriamo, ci arrabbiamo nel traffico e discutiamo dei mille problemi di questa città, loro continuano a volare sopra tutto.

Poi arriva l’alba, e uno di loro comincia a gridare da un tetto, un altro risponde da lontano, il cielo si schiarisce dietro il Vesuvio. E per qualche minuto Napoli sembra ricordarci una cosa semplicissima: prima delle strade, dei palazzi e delle automobili, qui c’erano il cielo, il mare e il vento.

I gabbiani, in fondo, non fanno altro che ricordarcelo ogni mattina.

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