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D.i.R.e in Rete contro la Violenza, ecco la forza delle donne

rete contro la violenza

E’ necessario fare rete contro la violenza di genere. Mentre parliamo, una donna sta morendo per mano del proprio compagno. Ogni giorno, sono tantissime le vittime di violenza. Non sono risparmiate nemmeno le bambine e le adolescenti.

Nella sola città di Genova, come riportano le cronache recenti, i casi di violenza sono raddoppiati in sette mesi. Sono sempre più gli anziani che picchiano fino alla morte le proprie mogli over70.

Una rete contro la violenza

Che cosa sta accadendo? La piaga sociale del nostro secolo si sta allargando sempre più, ma si può ancora combattere. Parola della rete D.i.Re Donne in rete contro la violenza che, da 30 anni, opera sul territorio nazionale attraverso l’adesione di 80 centri antiviolenza, offrendo supporto telefonico, psicologico e legale, aiutando le donne ad uscire dal silenzio.

Insieme a Telefono Rosa, D.i.R.e è un valido supporto per accogliere le donne durante tutto il periodo di ricollocazione sociale e per garantire loro un sostegno sotto tutti punti di vista. Sono donne dalla parte delle donne.

Nel 2008 erano 45 le associazioni di donne che decisero di unire le forze contro la violenza di genere. L’associazione si è costituita nel 2009 per costruire un’azione politica nazionale volta a sensibilizzare contro la violenza maschile sulle donne. Ne abbiamo parlato con Antonella Veltri, vice presidente di D.i.Re – Donne in rete contro la violenza e attivista del centro antiviolenza Roberta Lanzino di Cosenza

  1. Sono 33 mila le donne abusate secondo i dati recenti, cosa stiamo sbagliando?

Ancora una volta ci tocca dire che è assolutamente necessario evitare di colpevolizzare le donne. Per chi come noi dei centri antiviolenza da oltre 30 anni è nei territori a dare sostegno e libertà delle donne, gli sbagli – se di sbagli si tratta – non sono i nostri. Per abusate lei sottintende violenza, credo di capire. E sarebbe bene usare la parola giusta, l’abuso si riferisce a un super-uso di un qualcosa, di un oggetto. Ma le donne non sono oggetti da usare.

Le istituzioni che negli anni si sono avvicendate hanno considerato il tema della violenza alle donne in un’agenda parallela, di secondo ordine, rispetto alle priorità di Governo.

Approcci securitari, punitivi, avvicinamenti al tema con modalità comunicative sbagliate hanno riproposto stereotipi che ricacciano indietro le conquiste di consapevolezza e libertà fatte dalle donne.

La rappresentazione di donne “deboli”, con volti tumefatti e occhi neri, che spesso compaiono nelle campagne di comunicazione o sono proposte come accompagnamento al racconto di fatti di cronaca o a riflessioni sul tema sui siti e sulla carta stampata non hanno certamente aiutato.

una rete contro la violenza sulle donne

L’uso di un linguaggio non corretto ha contribuito a mantenere fermi gli stereotipi e la natura culturale e strutturale della violenza maschile.

Il mancato riconoscimento della centralità del ruolo dei centri antiviolenza nella prevenzione e nel contrasto del fenomeno da parte delle istituzioni di ogni ordine e grado ha favorito interventi non efficaci, a spot e di volta in volta basati sull’emergenza.

La violenza di genere legge tutela

Un ultimo esempio è il Codice Rosso. Come scrive Elena Biaggioni, responsabile delle avvocate penaliste D.i.Re: “Se tutto è un codice rosso vuol dire che niente è un codice rosso. Al Pronto Soccorso, per capire la gravità di un caso rispetto a un altro intervengono medici competenti e destinati a questo. Nel caso di questa legge, che ignora completamente il ruolo dei Centri antiviolenza e la collaborazione storica tra noi e le procure, non sappiamo né chi, né come, sarà deputato a valutare in tutta fretta l’effettiva gravità dei casi denunciati.”

Nuove leggi contro femminicidio

Con la nuova legge il Pubblico Ministero ha l’obbligo di procedere entro tre giorni dalla iscrizione della notizia di reato all’audizione della persona offesa e di chi ha presentato denuncia o querela. Il rischio derivante da questa previsione, sia per i termini ristretti sia per l’impegno richiesto ai magistrati inquirenti, è che le donne vittime di violenza abbiano a che fare con personale non del tutto preparato ad assisterle.

Sono necessarie azioni di sistema integrate tra istituzioni e società civile con un ruolo centrale e riconosciuto assegnato ai Centri Antiviolenza, la cui definizione va assolutamente rivisitata e rivista, risultando ancora in essere un accordo Stato–Regioni che accoglie e comprende luoghi non sempre specializzati e adeguati sul tema.

  • Cosa fa D.i.Re per sensibilizzare contro la violenza di genere?

D.i.Re è la più grande Rete Nazionale che tiene insieme 80 organizzazioni che gestiscono 108 centri antiviolenza, 90 case rifugio, 45 case di semi autonomia e 108 sportelli antiviolenza.  In oltre vent’anni di attività hanno dato voce, sul territorio nazionale, a saperi e studi sul tema della violenza alle donne, supportando migliaia di donne a uscire insieme ai/lle propri/e figli/e dalla violenza e a conquistare la libertà. In 18 regioni in Italia sono presenti centri antiviolenza che aderiscono alla Rete D.i.Re.

Le azioni di sensibilizzazione nel corso degli anni sono state tante. Nelle aziende, sui luoghi di lavoro, nelle agenzie di formazione, nelle scuole.

Formatrici esperte dell’associazione D.i.Re hanno condotto laboratori finalizzati alla conoscenza del fenomeno della violenza di genere, realizzati all’interno di aziende italiane. Non si tratta di semplice sensibilizzazione, ma si studiano insieme le modalità che le aziende stesse, in quanto luoghi di lavoro, possono strutturare per affrontare tale problematica, far conoscere i centri antiviolenza del territorio, sostenere e favorire le donne nel contattarli. A livello territoriale ciascun centro antiviolenza progetta e realizza attività di formazione rivolte a tutti i soggetti che, a vario titolo, sono coinvolti nel prevenire e contrastare la violenza alle donne al fine di costruire reti inter-istituzionali efficaci. L’approccio di D.i.Re sta nel riconoscimento della violenza come una questione non emergenziale ma strutturata socialmente e nella convinzione che solo un intervento multilivello possa essere efficace al suo contrasto.

  • Chi si rivolge a un centro antiviolenza cosa si aspetta e cosa trova?

Ai nostri Centri si rivolgono donne in difficoltà per maltrattamenti fisici, psicologici, economici. Ci trovano attraverso la rete, passa parola, amicizie, a volte tramite le istituzioni, il numero 1522. Ci contattano attraverso una telefonata, il mezzo più facile per capire “cosa fare”. Invitiamo la donna a venirci a trovare e da lì iniziano i percorsi di accoglienza con le nostre operatrici di accoglienza. A partire dai primi colloqui con le operatrici si costruisce il progetto di uscita dalla violenza.

Chi chiama chiede aiuto, consulenza legale, consulenza psicologica e trova accoglienza, colloqui personali, ospitalità in case rifugio, sostegno nel percorso di uscita dalla violenza e nella ricostruzione dell’autonomia economica attraverso specifici percorsi di orientamento e accompagnamento al lavoro.

Rispettiamo la volontà della donna, nei suoi tempi, nella sua determinazione nel principio fondante dei nostri centri, dell’anonimato. Attiviamo la rete inter-istituzionale quando la donna è pronta per un’azione che può essere di tipo legale o di sostegno sul territorio.

I centri antiviolenza sono una risorsa per le istituzioni, non solo per le donne, perché hanno maturato l’esperienza e la conoscenza del fenomeno, perché attraverso l’uscita dalla violenza di una donna si costruisce libertà per tutte e tutti.

Ogni donna ha una sua storia e ogni donna ha le sue aspettative quando si avvicina ai centri antiviolenza della rete D.i.Re. Di certo non abbiamo modelli da applicare e poter trasferire da una donna all’altra. Ogni progetto tiene dentro la singola storia per far emergere la forza di cui è dotata per aver saputo resistere fino a quel momento alla violenza, spesso non riconosciuta come tale. I centri danno forza alle donne.

I centri antiviolenza sono luoghi in cui nessuna metterà in discussione la veridicità di ciò che la donna racconta; in cui la donna trova il supporto per comprendere cosa sta accadendo: sapere di non essere l’unica aiuta le donne nel percorso di fuoriuscita dalla violenza.

  • Quali sono i criteri di azione per intervenire dopo la denuncia?

Quando la donna decide di avviare un percorso con la giustizia, decidere di sporgere denuncia querela e si avvale di un centro antiviolenza vengono messi in atto tutte le misure necessarie e indispensabili per la protezione e la sua sicurezza.

Il percorso con la giustizia spesso diventa un ulteriore momento di difficoltà per la donna che si trova a dover giustificare il suo comportamento, messo sotto la lente di ingrandimento e valutato quasi come se potesse essere considerato la causa scatenante la violenza. È come se a seguito di una rapina la vittima venisse considerata corresponsabile del reato per il suo comportamento. È questa un’ulteriore dimostrazione della resistenza a riconoscere, anche nel campo della giustizia, le radici storiche, culturali e strutturali della violenza maschile sulle donne.

  • Perché le donne continuano a cadere vittime della violenza?

Le donne non “cadono” nella violenza.

La società patriarcale nella quale viviamo continua a basarsi e a fondarsi su rapporti di potere che vanno a scapito delle donne.

I modelli culturali, ormai sedimentati e storicizzati, profondi e radicati determinano assetti sociali intrisi di disparità, di diseguaglianze e di sfruttamento, di esercizio di potere del genere maschile.

L’affermazione della libertà femminile attraversa questi paradigmi e si costruisce anche e soprattutto dando spazio e voce a chi vuole superare questo assetto.

La violenza alle donne è un fenomeno la cui visibilità è aumentata proporzionalmente con l’affermazione dei diritti e delle libertà delle donne. La consapevolezza delle donne è aumentata, così come il riconoscimento della violenza e il desiderio di libertà. Noi ci siamo per questo.

Nonostante il Codice Rosso meglio noto come ddl Pillon faccia ancora acqua da tutte le parti in merito a denunce e prevenzione della violenza per un’azione tempestiva ed efficace, c’è da dire che le leggi sono sempre più restrittive e hanno incrementato le pene per stalking, maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale.

La voglia di riscatto delle donne vittime di violenza è la prova di un sistema operativo di prevenzione che funziona bene sulla nostra Penisola.

Bisogna fare rete contro la violenza di genere, perché unire le forze vuol dire vincere!

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