Fatti e misfatti

Caso Firema sotto silenzio: Calcutta compra, ma è sconfitta sociale

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Ci risiamo. Terminata la grande querelle Whirlpool-Indesit e la scongiurata chiusura degli stabilimenti di Carinaro, a Caserta, ora a preoccupare altri lavoratori con le relative famiglie è la Firema Trasporti SpA, la seconda fabbrica di treni in Italia dopo Ansaldo Breda con commesse in corso (metropolitane campane e lombarde, treni per Trenitalia).

CASERTA- Sono a rischio licenziamento ben 501 persone, volendo essere ottimisti solo 160. In ballo c’è molto di più. I restanti 341? Non si prospetta vita facile per loro: stipendio ridotto al minimo, rischio di trasferimento, esternalizzazione del lavoro e altri “ricatti”. Firema, il cui nome sta per Fiore Regazzoni Marchiorello (ovvero le famiglie che consorziarono le rispettive attività nel 1980) è specializzata nella costruzione di treni e tram. Ha numerose sedi, oltre quella principale di Caserta, ne conta altre a: Milano, Spello (Perugia), Tito (Potenza). L’azienda ha sempre vissuto momenti di instabilità e ricadute, è stata anche partecipata dall’Iri, fino a sprofondare nell’ultima fase sotto la direzione della famiglia Fiore. Grandissima la paura di perdere il posto di lavoro per gli oltre 500 dipendenti, ma nonostante gli animi, i lavoratori non si arrendono e si sono impegnati in una battaglia comune per ottenere risposte e certezze.



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Un presidio per dire “basta” alle trattative silenziose

I dipendenti della Firema Trasporti Spa sono stati per giorni in presidio no stop davanti la sede per rivendicare il proprio diritto al lavoro. E’ l’era delle chiusure improvvise e non annunciate, delle trattative sottobanco a scapito dei lavoratori. I media non si sono ancora espressi. E’ questo silenzio che spaventa. La Firema, dopo 5 anni di commissariamento e mesi di trattative, rischia la chiusura e nessuno saprà quello che sta accadendo. A gridare giustizia è l’eco dei lavoratori. Al momento, come fanno sapere dai sindacati, tra questi la Cisl di Caserta, vi sarebbero delle trattative in corso con gruppi indiani, cinesi e giapponesi. Gli indiani di Calcutta si sono contesi il “bottino” e sembrano averlo conquistato. Chi sono? Gli imprenditori della Titagarh Wagons Limited, ovvero il più grande gruppo industriale privato nella costruzione di materiale ferroviario.

Gli indiani salvano la Firema, ma ricatta i lavoratori

Calcutta salverebbe così ben il 90% dell’azienda, lasciando il 10% alla napoletana Adler.  E’ stato fatto anche un referendum ieri pomeriggio, tra i lavoratori, che prevede tagli di stipendi del 12% a salire per chi sceglie di restare, 80 persone in cassa integrazione nella procedura fallimentare, altre 80 persone si troveranno nella stessa condizione, ma, ironia della sorte, con la promessa di essere ripescate qualora aumenti la domanda di lavoro. Il verbale è stato accolto. L’azienda è ufficialmente nelle mani degli indiani. Un sospiro di sollievo per la Firema? Certamente, ma non per i lavoratori che hanno subito l’ennesima sconfitta sociale. Non è certamente una conquista o una vittoria. Staremo a vedere. Intanto, è bene che se ne parli.

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2 comments

  1. Nicola Gasaro 9 luglio, 2015 at 07:25 Rispondi

    Buongiorno e grazie della cortesia di parlare della nostra vertenza.
    Ma, c’è sempre un ma, sarebbe il caso che le gole profonde fossero quantomeno più precise anche perché la firma sotto l’articolo non la pongono loro.
    I tagli degli stipendi é vero ci saranno, conseguenza anche delle porcherie firmate da Fim e Uilm nel passato, ma saranno più contenuti di quanto dichiarato. Si parla di massimo un 6% per operai e massimo 12% per impiegati e quadri.
    In merito ai tagli anche qua bisogna dire che la Firema era cresciuta sino a fagocitarsi. Era malata e va guarita. Una Azienda privata non può e non deve essere paragonata ad un carrozzone statale. Molti posti di lavoro erano frutto di quel carrozzone clientelare che purtroppo ben conosciamo.

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