
Perché partire da un foglio bianco quando i tuoi concorrenti hanno già fatto i test al posto tuo? Ogni sito che ti precede su Google ha investito tempo e denaro per capire quali parole chiave funzionano nel vostro mercato: quali portano traffico, quali convertono, quali contenuti servono per posizionarsi. Tutta questa conoscenza è, in buona parte, visibile — basta sapere dove guardare.
L’analisi delle keyword dei competitor è esattamente questo: una scorciatoia legittima che ti evita anni di tentativi. In questa guida vediamo come farla passo dopo passo, in cinque step: dall’identificazione dei veri concorrenti fino al piano d’azione, con metodi che funzionano anche senza tool costosi.
Indice dei contenuti
Cos’è l’analisi keyword dei competitor e a cosa serve
L’analisi keyword dei competitor è il processo con cui individui le parole chiave per cui i tuoi concorrenti si posizionano sui motori di ricerca, per scoprire opportunità che il tuo sito non sta ancora sfruttando.
I risultati concreti sono tre. Primo: trovi keyword rilevanti a cui non avevi pensato — se portano traffico a un sito simile al tuo, quasi certamente interessano anche il tuo pubblico. Secondo: misuri la difficoltà reale del mercato, capendo dove puoi competere subito e dove serve pazienza. Terzo: scopri i punti deboli altrui — contenuti datati, superficiali, incompleti — che sono le tue occasioni più rapide.
Un chiarimento: questa analisi non sostituisce la ricerca delle parole chiave, la integra. È uno degli step del processo completo che trovi nella guida passo-passo alla keyword research; qui lo approfondiamo nel dettaglio operativo.
Step 1 – Identifica i veri competitor (quelli della SERP)
Il primo errore da evitare è dare per scontato di sapere chi sono i tuoi concorrenti. I competitor di business — le aziende che vendono ciò che vendi tu — non coincidono quasi mai con i competitor organici, cioè i siti che occupano le prime posizioni per le tue keyword. Un blog di settore, un magazine online o un sito di comparazioni possono essere i tuoi veri rivali su Google anche se non ti rubano un solo cliente diretto.
Per trovarli, il metodo più affidabile è manuale: prendi le tue 10-15 keyword più importanti, cercale su Google (in incognito) e annota i domini che compaiono ripetutamente in prima pagina. Chi ricorre su più SERP è un competitor organico.
A questo punto, filtra. Escludi i giganti non replicabili — Wikipedia, Amazon, i grandi marketplace, le testate nazionali: sono lì per un’autorevolezza che non puoi eguagliare a breve, e analizzarli produce solo frustrazione. Concentrati invece su tre-cinque siti comparabili al tuo per dimensione e autorità: sono loro il metro realistico di cosa puoi ottenere. Un indizio utile: se un sito simile al tuo si posiziona bene, tutto ciò che fa è, per definizione, alla tua portata.
Step 2 – Scopri per quali keyword si posizionano
Individuati i competitor, la domanda diventa: da dove arriva il loro traffico organico? Due le informazioni da estrarre per ciascun sito:
- le keyword migliori: i termini che portano loro più visite, con posizione e volume;
- le pagine top: i contenuti che concentrano la maggior parte del traffico. Spesso il grosso del traffico di un sito viene da una manciata di pagine — capirlo ti dice quali argomenti valgono davvero nel tuo settore.
Con una suite professionale bastano pochi clic: inserisci il dominio del concorrente e ottieni l’elenco completo delle sue keyword organiche. Ma si può fare molto anche gratis: le versioni free di Semrush e Ahrefs permettono un numero limitato di analisi al giorno — sufficienti, se le usi con metodo, concentrandole sui competitor e sulle pagine che contano. In alternativa c’è l’analisi manuale: studia la struttura del sito concorrente, le categorie del blog, i title delle pagine principali (che di solito contengono la keyword target) e cerca su Google “site:dominiocompetitor.it argomento” per vedere quanti contenuti hanno dedicato a ogni tema. Trovi il confronto completo degli strumenti a costo zero nella guida ai migliori tool per keyword research gratis.
Raccogli tutto in un foglio di calcolo: keyword, volume, posizione del competitor, URL della pagina posizionata. Sarà la base del passaggio più importante.
Step 3 – Il keyword gap: trova le opportunità
Il keyword gap (o content gap) è il cuore dell’analisi: il confronto sistematico tra le keyword dei competitor e le tue, per far emergere i vuoti. Le opportunità si dividono in tre famiglie:
- Keyword dove loro ci sono e tu no. Il gap classico: interi argomenti che non hai mai coperto. Se due o tre concorrenti si posizionano tutti per lo stesso tema, è un segnale forte che quel tema serve anche a te.
- Keyword dove ci siete entrambi, ma loro stanno sopra. Qui non serve creare: serve migliorare. Confronta la tua pagina con la loro e chiediti cosa manca alla tua.
- Keyword dove nessuno risponde bene. Le più preziose: SERP con contenuti vecchi, generici o fuori fuoco. Sono spazi vuoti travestiti da mercati occupati.
Non tutti i gap meritano di essere colmati. Dai priorità incrociando tre criteri: la pertinenza con il tuo business (posizionarti per temi lontani dalla tua offerta porta traffico sterile), la difficoltà rispetto alla forza del tuo sito e l’intento di ricerca — perché un gap su una keyword transazionale vale diversamente da uno su una informazionale, e il tipo di contenuto da creare cambia di conseguenza. Se questo passaggio non ti è familiare, trovi il metodo completo nella guida su cos’è il search intent e come analizzarlo.
Un sistema pratico per ordinare la lista: assegna a ogni keyword un punteggio da 1 a 3 su ciascuno dei tre criteri e somma. Le keyword con punteggio più alto vanno in cima al piano; quelle sotto una certa soglia le archivi, senza rimpianti. In dieci minuti trasformi un elenco caotico in una classifica operativa.
Step 4 – Analizza i contenuti che li fanno posizionare
I numeri dicono dove guardare; i contenuti dicono come vincere. Per ogni keyword prioritaria, apri le pagine dei competitor che si posizionano e studiale con occhio critico:
- Formato e struttura: guida, lista, comparazione? Come sono organizzati i paragrafi? Rispondono alle domande correlate?
- Profondità: coprono l’argomento davvero o restano in superficie? Ci sono sotto-temi ignorati?
- Angolo: a chi parlano — principianti, esperti, un pubblico locale?
- Freschezza: quando è stato aggiornato il contenuto? Dati e riferimenti sono attuali?
L’obiettivo non è copiare, ma individuare il punto debole e superarlo: aggiungere ciò che manca, aggiornare ciò che è invecchiato, spiegare meglio ciò che è confuso, portare esempi ed esperienza diretta dove gli altri restano teorici. Google premia il contenuto che risponde meglio, non l’ennesima fotocopia di quello che c’è già.
C’è un vantaggio che i dati non mostrano ma che fa spesso la differenza: la tua esperienza diretta. Casi reali, numeri di prima mano, foto originali, errori commessi e lezioni imparate sono elementi che un competitor generalista non può replicare — ed esattamente ciò che i sistemi di valutazione della qualità di Google cercano nei contenuti.
Step 5 – Trasforma l’analisi in un piano d’azione
Un’analisi che resta in un foglio di calcolo non serve a niente. L’ultimo step è convertirla in decisioni: per ogni gap prioritario, stabilisci se creare un contenuto nuovo, aggiornare una pagina esistente o lasciar perdere, e assegna una scadenza.

Il consiglio strategico per iniziare: parti dalle keyword specifiche a bassa difficoltà emerse dall’analisi, quelle a tre o più parole dove i competitor prendono traffico senza troppa concorrenza. Sono le vittorie più rapide, quelle che costruiscono autorevolezza per attaccare poi i termini più contesi. Su come individuarle e sfruttarle ho scritto una guida dedicata alle keyword long tail e come trovarle.
Gli errori da evitare
Copiare invece di superare. Replicare i contenuti altrui produce il duplicato di qualcosa che esiste già, e Google non ha motivo di premiarlo. L’analisi serve a fare meglio, non uguale.
Misurarsi con i giganti. Analizzare Amazon o le grandi testate è tempo perso: le loro keyword riflettono un’autorevolezza che non puoi replicare a breve.
Farla una volta sola. I competitor pubblicano, aggiornano, guadagnano e perdono posizioni. Un’analisi fatta a gennaio è vecchia a giugno.
Ignorare la pertinenza. Non tutte le keyword dei concorrenti fanno per te: insegui solo quelle coerenti con la tua offerta e il tuo pubblico.
Domande frequenti
Come vedo gratis le keyword di un competitor? Combina le versioni free di Semrush o Ahrefs (poche analisi al giorno, ma reali) con l’analisi manuale: struttura del sito, title delle pagine, operatore “site:” su Google e osservazione diretta delle SERP.
Ogni quanto va rifatta l’analisi? Un controllo trimestrale dei competitor principali è un buon ritmo; nei mercati veloci, meglio ogni mese. L’importante è trattarla come attività ricorrente, non come evento.
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Quanti competitor analizzare? Tre-cinque scelti bene battono dieci scelti a caso: privilegia siti comparabili al tuo per autorità, che ricorrono nelle SERP delle tue keyword principali.
È etico “spiare” le keyword dei concorrenti? Sì: si lavora su dati pubblici — le pagine dei risultati di Google e i contenuti pubblicati. È analisi di mercato, la stessa che i tuoi concorrenti, con ogni probabilità, stanno già facendo su di te.
Ricapitoliamo i cinque step: identifica i competitor reali guardando le SERP, scopri le loro keyword e le pagine top, confrontale con le tue per trovare i gap, studia i contenuti che li fanno posizionare per capire come superarli e trasforma tutto in un piano editoriale con priorità e scadenze.
L’analisi dei competitor è il modo più veloce per imparare le regole del tuo mercato: ti mostra cosa funziona, cosa manca e dove si nascondono gli spazi liberi. Scegli oggi i tuoi tre concorrenti più vicini, apri un foglio di calcolo e dedica un’ora al primo confronto: è probabile che entro sera tu abbia già trovato il prossimo contenuto da scrivere.

Giornalista Pubblicista…“curiosa al punto giusto”. Amante dei viaggi e della cucina. Come reporter ha esordito sul quotidiano Il Roma nel novembre del 2007. Ha collaborato con testate on line come: NapoliVillage.it, Julie News, NapoliToday.it, il Mattino, HuffPost, Blasting News. E’ sempre “on the road” a caccia di verità!


