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Internet è diventato il nostro secondo ripostiglio?

accumulo digitale
Immagine modificata con IA

Ho un’abitudine che ormai faccio quasi senza pensarci: salvo tutto. Se trovo un articolo interessante lo metto da parte per leggerlo dopo, se vedo un vestito che mi piace faccio uno screenshot, se qualcuno consiglia un ristorante lo aggiungo ai preferiti. Con le ricette, poi, ho perso il conto. Ne avrò salvate centinaia e continuo a cucinare più o meno sempre le stesse cose.

La cosa buffa è che, quando mesi dopo ritrovo per caso uno di quegli screenshot, spesso non ricordo nemmeno perché l’avessi fatto. Guardo la foto, provo a ricostruire il momento e qualche volta non ci riesco proprio. Eppure continuo a salvare, perché in quel momento mi sembra più semplice che decidere: lo tengo, poi vedrò.

Accumulo digitale: il cassetto del “può sempre servire”

A pensarci bene, facciamo con il telefono quello che abbiamo sempre fatto con certi cassetti di casa, quelli nei quali finivano una chiave che non sapevamo più cosa aprisse, uno scontrino, un caricabatterie vecchio o qualsiasi altra cosa che ci dispiaceva buttare perché, appunto, poteva sempre servire. Solo che prima, a un certo punto, il cassetto non si chiudeva più e dovevamo decidere.

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Sul telefono questo limite quasi non esiste. Possiamo avere migliaia di fotografie, anni di email, documenti dimenticati e cartelle che non apriamo da tempo senza vedere fisicamente il disordine. Ed è forse questo il punto dell’accumulo digitale: non ci disturba abbastanza da costringerci a scegliere.

Perché salviamo così tante cose?

Credo che una ragione sia banalissima: salvare non costa fatica. Quando usavamo i rullini non scattavamo cinquanta fotografie della stessa scena, perché ogni fotografia aveva un costo e prima o poi andava sviluppata. Oggi ne facciamo venti, scegliamo forse quella da pubblicare e lasciamo tranquillamente le altre diciannove nella galleria.

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Lo stesso succede con tutto il resto. Non sappiamo se leggeremo davvero un articolo, ma intanto lo salviamo; non sappiamo se compreremo quelle scarpe, però facciamo uno screenshot. In realtà stiamo rimandando una decisione e la affidiamo a noi stessi fra una settimana, un mese o un anno, quando probabilmente avremo ancora meno voglia di prenderla.

Gli screenshot sono diventati la nostra memoria provvisoria

Gli screenshot mi fanno particolarmente sorridere perché dovrebbero aiutarci a ricordare e invece spesso finiscono per diventare irrecuperabili. In mezzo alle fotografie possiamo ritrovare una vecchia prenotazione, le previsioni meteo di marzo, un prodotto che non abbiamo comprato e una conversazione che, quel giorno, ci sembrava fondamentale conservare.

decluttering digitale
Immagine generata con IA

Il problema, quindi, non è più riuscire a conservare qualcosa, ma riuscire a ritrovarla. Possiamo avere tutto e, nello stesso tempo, non sapere più dove sia quel tutto. È una sensazione molto simile a quella di aprire uno scatolone pieno di vecchie carte, con la differenza che adesso lo scatolone sta nel telefono.

Foto, email e browser sono diventati piccoli magazzini

La galleria fotografica è probabilmente l’esempio più evidente del nostro disordine digitale. Fotografiamo viaggi, cene, tramonti, il cane, un cartello che potrebbe servirci e magari dieci versioni quasi identiche dello stesso selfie. Non penso sia necessariamente un male, perché mi piace poter conservare momenti che un tempo sarebbero andati persi, però ogni tanto mi chiedo quante di quelle immagini guarderò davvero ancora.

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Lo stesso vale per le email e per le schede del browser che lasciamo aperte per giorni. Non le chiudiamo perché potremmo tornarci, anche se spesso sappiamo benissimo che non lo faremo. È come lasciare una porta socchiusa su qualcosa che non abbiamo ancora deciso se ci interessa davvero.

Il cloud, poi, ci ha tolto anche l’ultimo ostacolo materiale: quando lo spazio finisce possiamo comprarne altro e continuare ad accumulare. È comodissimo, naturalmente, ma significa anche che non arriva quasi mai quel momento in cui siamo costretti a fermarci e fare ordine.

Il decluttering digitale non deve diventare un altro lavoro

Non credo che la soluzione sia passare una domenica a cancellare compulsivamente fotografie, email e documenti, né trasformare il decluttering digitale nell’ennesima attività da svolgere alla perfezione. Sarebbe abbastanza paradossale aggiungere stress proprio per mettere ordine in strumenti che dovrebbero semplificarci la vita. Secondo me dovremmo cambiare un po’ il gesto iniziale e, prima di salvare l’ennesimo contenuto, chiederci se abbiamo davvero intenzione di tornarci oppure se lo stiamo conservando soltanto perché ci dispiace lasciarlo andare.

Sicuramente cntinueròo a fare screenshot e a salvare ricette che probabilmente non cucinerò mai. Non ho intenzione di diventare improvvisamente ordinatissima, anche perché non lo sono mai stata neppure con i cassetti veri. Però adesso, quando apro la galleria e trovo qualcosa che non ricordavo nemmeno di avere, mi viene da pensare che abbiamo costruito un ripostiglio enorme quasi senza accorgercene.

Non prende polvere, non occupa una stanza e non ci impedisce di chiudere una porta, ed è proprio per questo che possiamo continuare a riempirlo senza rendercene conto. Forse il problema non è semplicemente che conserviamo troppo: è che conservare è diventato talmente facile che abbiamo quasi smesso di domandarci che cosa valga davvero la pena tenere.

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