
Napoli si può visitare in un fine settimana, almeno secondo certi programmi di viaggio capaci di sistemare secoli di storia tra una pizza e una fotografia sul lungomare, così come la puoi vivere in un solo interminabile giorno visitando il luogo giusto, quello che ti hai studiato e assaporato per giorni sui libri che hanno scritto sulla città. Per comprenderla, però, servono altre voci, parola di chi vi è nata, forse già innamorata alla nascita, di una delle città più belle del mondo. E desidero condividere questo amore con voi lettori, guidandovi attraverso la scelta letteraria a scoprire i luoghi della mia città che mi sono più cari.
I libri da leggere prima di visitare Napoli aiutano a riconoscere ciò che una guida non riesce a mostrare: le ferite dietro la bellezza, la vita dentro i vicoli, il legame con il mare e quella difficoltà tutta napoletana di andarsene davvero, perfino quando si parte. È il modo migliore per arrivare non da semplici spettatori, ma già disposti ad ascoltare quello che i luoghi trattengono.
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Perché leggere Napoli prima di visitarla
Leggere Napoli significa arrivare in città con uno sguardo meno distratto, fermarsi ad osservare uno scorcio caratteristico, l’androne di un palazzo, il particolare di un balcone. Da napoletana, ho sempre pensato che i monumenti raccontino soltanto una parte della storia; il resto rimane nelle case, nelle scale, nei gesti e nelle differenze sociali che cambiano da una strada all’altra.
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I romanzi su Napoli permettono di attraversare la memoria storica, la città verticale e il rapporto con il mare, e così un panorama smette di essere uno sfondo e diventa la conseguenza di tutto ciò che abbiamo appena letto.
1. “Il ventre di Napoli” di Matilde Serao: il Centro Storico
Il ventre di Napoli aiuta a guardare il Centro Storico senza ridurlo a una scenografia pittoresca. Matilde Serao osserva la povertà, il lavoro, il cibo, il lotto, l’usura e le condizioni delle abitazioni con lo sguardo della giornalista che non si accontenta della superficie. Dopo averla letta, attraversare Spaccanapoli e i Decumani significa chiedersi chi viva dietro quei balconi e quanta storia sociale sopravviva nei vicoli. La sua Napoli è faticosa, piena di bisogni, ma conserva una dignità che resiste alle analisi frettolose e alle fotografie ben composte. Il suo stile mi ha sempre coinvolto e mi ha spinto a visitare di persona i luoghi da lei descritti per rivivere quei sapori, quegli odori e quelle atmosfere così incredibili che trasudano dalle sue parole.

2. “La pelle” di Curzio Malaparte: Piazza del Plebiscito
La pelle serve a comprendere una città che, durante l’occupazione alleata, prova a sopravvivere alla fame, all’umiliazione e alla perdita di ogni certezza. Piazza del Plebiscito non è il centro narrativo del libro: il mio è un abbinamento storico e interpretativo. Proprio la sua ampiezza monumentale, tra Palazzo Reale, via Chiaia e la vicina Galleria Umberto I, rende più forte il contrasto con la Napoli ferita descritta da Malaparte.
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Camminare qui dopo la lettura fa capire che la bellezza non cancella la storia; spesso la custodisce senza mostrarla. E fa davvero una certa emozione calpestare quei marciapiedi che hanno calpestato anni addietro persone vive come noi, piene di sogni e di paure, ma anche animate da quella passione vulcanica che contraddistingue noi napoletani.
3. “Ferito a morte” di Raffaele La Capria: Marechiaro e Palazzo Donn’Anna
Ferito a morte racconta il rapporto più seducente e doloroso che Napoli sappia costruire: quello con chi vorrebbe lasciarla, ma continua a sentirsi trattenuto. Il mare di Posillipo, la borghesia, l’attesa e un tempo che sembra immobile accompagnano la vicenda di Massimo. Marechiaro aiuta a percepire questa dolce inerzia: davanti a tanta bellezza si comprende perché partire possa sembrare necessario e quasi impossibile.
Palazzo Donn’Anna, legato alla geografia del romanzo, aggiunge l’immagine di qualcosa di magnifico e incompiuto, sospeso tra presenza, decadenza e nostalgia. E la collina di Posillipo ha quel suo fascino senza tempo a partire dal suo toponimo greco “che fa cessare il dolore”. Si dice che basta immergersi nel suo panorama ricco di alberi per un’ora e si ritrova energia e sorriso. Sarà per questo che è meta preferita per passeggiate e jogging?
4. “Montedidio” di Erri De Luca: la Pedamentina e la città verticale
Montedidio permette di entrare nella Napoli delle botteghe, dei vicoli e di un ragazzo che cresce imparando il lavoro, l’amore e il peso delle parole. Il romanzo è ambientato nel quartiere omonimo; il collegamento con la Pedamentina è invece interpretativo. Scendendo i suoi gradini dal Vomero verso Montesanto si comprende la struttura verticale della città: si passa dall’apertura del panorama alla vicinanza delle case, dal cielo ai rumori della strada. È un movimento simile a quello del libro, che tiene insieme slancio e fatica, desiderio di volare e concretezza quotidiana. Ed è meraviglioso immaginare quei vicoli inframezzati da scalinate che scendono a strapiombo verso il mare e poi andarci sul serio. Non ve ne pentirete! Portate anche la macchina fotografica perché gli scorci descritti sono incredibili!
5. “Storie e leggende napoletane” di Benedetto Croce: Palazzo Venezia
Storie e leggende napoletane insegna a leggere la città come un deposito di memorie che continua ad affiorare nel presente. Croce raccoglie personaggi, edifici e racconti legati alla storia napoletana, mostrando quanto sia sottile il confine tra documento e immaginario. Palazzo Venezia, lungo Spaccanapoli, non va indicato come protagonista del volume: è il luogo simbolico che gli affiancherei. Dietro il portone conserva scale, cortili, un giardino e le tracce della presenza veneziana. Poco distante, Palazzo Filomarino riporta direttamente a Croce e al suo modo di osservare Napoli dalla storia.
Cinque libri, cinque modi di entrare a Napoli
Questi libri da leggere prima di visitare Napoli non sostituiscono il viaggio: ne cambiano il ritmo. Dopo averli incontrati, il Centro storico non è soltanto confusione, Piazza del Plebiscito non è soltanto grandezza e Marechiaro non è soltanto una veduta. Anche Palazzo Venezia e la Pedamentina diventano soglie attraverso cui entrare nella memoria della città.
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Napoli, allora, non si lascia semplicemente guardare. Chiede al viaggiatore di fermarsi, collegare le parole ai luoghi e accettare che qualcosa continui a sfuggirgli…e ce ne sarebbero davvero tanti altri da consigliarvi di leggere, ma questi sono davvero evocativi di atmosfere che vale la pena leggere e poi vivere di persona.

Giornalista Pubblicista…“curiosa al punto giusto”. Amante dei viaggi e della cucina. Come reporter ha esordito sul quotidiano Il Roma nel novembre del 2007. Ha collaborato con testate on line come: NapoliVillage.it, Julie News, NapoliToday.it, il Mattino, HuffPost, Blasting News. E’ sempre “on the road” a caccia di verità!
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