ospedale delle bambole
Curiosità

A Napoli l’Ospedale delle Bambole ricovera e salva gli oggetti del cuore

NAPOLI- Hanno volti dolci e paffuti, occhi grandi e luminosi e sono capaci di fare magie per i più piccoli…le protagoniste sono le bambole, di gomma o di stoffa, alte o basse, piccole e grandi. Nel cuore del centro storico c’è un luogo incantato, che da ben quattro generazioni accoglie e ripara le bambole di ogni luogo ed epoca: l’ Ospedale delle Bambole.

Camminando lungo il Decumano di Via San Biagio dei Librai, si arriva al civico 46 e subito si è colpiti dall’insegna e da quella bambolina che fa capolino all’esterno dell’ USL 46, quasi come un’infermiera pronta per l’accettazione della malcapitata paziente. Ebbene sì, qui capita che arrivino bambole decapitate, monche di braccia o di gambe, c’è chi viene portata d’urgenza perché ha gli occhi cavati. E una volta giunta in ospedale, la bambola paziente passa all’accettazione ed è fatta la base di ricovero.

 

ospedale delle bambole

Tiziana Grassi, la Dottoressa delle Bambole

La dottoressa Tiziana Grassi la visita ed elabora così la diagnosi. A questo punto inizia la degenza della dolce bambolina, ma anche di tanti orsetti di peluche che hanno fatto compagnia a tante generazioni di bambine. E vi è certezza che qui nessuna bambola muore, ma si salvano tutte.

Nuova vita per i balocchi nell’ Ospedale delle Bambole

E’ facile descrivere un luogo, ma vivere di persona le emozioni che emana è tutta un’altra storia. E così, incuriosita ho varcato la soglia dell’ Ospedale delle Bambole e sono stata subito catapultata in un mondo di bamboline profumate di buono, adagiate nei lettini, le une accanto alle altre, in paziente attesa di guarigione. Girando nella sala d’attesa ho visto tanti organi pronti ad essere donati alle nuove pazienti: una scatola di gambe, braccia, un’altra piena di occhi colorati, una sezione di trapianto di peli e di capelli. E poi ho avuto modo di conoscere la dottoressa fatata, Tiziana Grassi,  la discendente di Luigi Grassi, che nel 1800 lavorando per i teatrini di corte realizzò questa magica attività. Da allora sono cambiate tante cose, ma l’obiettivo di chi lavora nell’ospedale delle bambole è sempre lo stesso: regalare gioia alle clienti e nuova vita ai loro oggetti del cuore.

ospedale delle bambole

Riparazioni e nuove creazioni nell’ Ospedale delle Bambole 

“Le nostre clienti sono persone speciali, grandi e piccine, con un animo sensibile e quella gioia infantile che si porta nel cuore nonostante il trascorrere degli anni. Queste persone ci affidano le loro bambole e ci pregano di aiutarle ad ogni costo, un po’ come fa il pediatra che cura i bambini. Ci affidano i loro oggetti del cuore, cose che di solito si buttano via. E noi ci teniamo a conservare intatta questa magia…” spiega con grande dolcezza ed emozione la dottoressa delle bambole ed aggiunge- Quando ci viene portata la bambola da salvare noi fotografiamo tutti i processi dalla sala operatoria alle dimissioni dall’ospedale, rilasciando anche un certificato sul suo stato di salute”. Sul bancone all’ingresso dell’ Ospedale spicca una ciotolina contenente delle pietre trasparenti, sono le cosiddette pietre dei desideri: “Quando una bambina passa di qui, ne prende una ed esprime un desiderio, se la mamma accoglie la richiesta della piccola, ritorna e riposa la pietra magica qui”. E’ il luogo che alimenta la fantasia e l’innocenza dei più piccoli, facendo riscoprire la magia dell’infanzia anche ai più cresciuti.

ospedale delle bambole

E per chi non abita a Napoli come funziona? “Il primo aggancio con chi mi contatta è la visione delle foto della bambola così che io possa spiegare qual è l’operazione e quali sarebbero i costi. Se la cliente mi dà l’ok, procedo e poi una volta guarita la bambola invio il pacco con una lettera di accompagnamento. Abbiamo richieste continue da tutta Italia e da qualche tempo anche dall’estero. Non esiste in tutto lo Stivale un luogo simile. Certo c’è da attendere un posto libero per i turni operatori, proprio come si fa in un vero ospedale”.

ospedale delle bambole

E c’è chi, purtroppo, butta via le bambole, una volta diventata grande. E da qui parte l’appello della dottoressa Grassi: “Noi viviamo di recupero dei pezzi di ricambio, quindi invito a non buttare le bambole vecchie, ma a portarle qui per assicurare la donazione organi. Infatti, le bambole di oggi possono dare nuova vita a quelle di domani. Nutro un profondo rispetto per gli oggetti che tocco e quando scrivo le ricette mediche o le diagnosi sono sempre molto dettagliata. Succedono sempre cose magiche quando inizio a lavorare su una bambola e la soddisfazione che provo quando avviene la consegna è indescrivibile, come nel caso della piccola siciliana di 8 anni, che mi ha mandato un video dicendo <<grazie dottoressa hai guarito la mia bambola Sofia>> ”.

Non solo operazioni, ma anche nuove creazioni nell’ Ospedale delle Bambole, come Pulcipizza, una simpatica marionetta di stoffa che cerca di afferrare un pezzo di pizza e poi le bambole profumate di bimba, le cui sembianze ricordano le Furga degli anni ’70: in questo modo si restituisce dignità alla bambola, che presenta caratteristiche più vicine ad una bambina, piuttosto che alla solita Barbie già adulta.

 

L’ Ospedale delle Bambole è patrimonio della cultura di Napoli

Regalare emozioni e gioia ai più piccoli, per i quali le bambole sono tutto il loro mondo, è uno degli scopi principali dell’ Ospedale delle Bambole, conosciuto da tutta Napoli, anche se c’è una parte della città cieca e sorda, che passa lungo Via San Biagio dei Librai e dà per scontato che questo luogo magico non ci sia più, solo perché la bottega originale si trova un po’ più avanti ed è attualmente chiusa per lavori di restauro. Ci sono grandi progetti infatti legati a questa attività, la dottoressa Grassi accenna qualcosa, ma per scoprirlo non resta che attendere gli eventi.

Chi entra nell’ Ospedale comprende che anche le bambole invecchiano, come le loro padroncine, ma la loro anima e magia non muore mai. E una volta fuori dalla bottega, si torna a casa con l’emozione di aver ritrovato dentro di sé quella bambina di un tempo…

Share:

Rispondi